5 Ottobre 2004

Valanga di no sulle strade a pagamento


Roma. Per ora l?elenco è piccolo, cinque tratte in tutto. C?è il Grande raccordo di Roma, l?autostrada che collega la capitale a Fiumicino, la Salerno-Reggio Calabria, la Palermo Catania e la A29, fra il capoluogo siciliano e Mazzara del Vallo. Autostrade sulle quali oggi gli automobilisti viaggiano gratis. Ma sulle quali, domani, potrebbe scattare il pedaggio. L?operazione è messa nero su bianco nel comma 19 dell?articolo 35 della Finanziaria. E tradotta in soldoni, prevede la trasformazione in autostrade a pagamento di almeno 1.500 chilometri di rete statale. Un?idea che, però, ha già diviso la stessa maggioranza. Il responsabile dell?Ambiente della Lega, Ugo Parolo, annuncia un emendamento per cancellare questa norma: «Le statali sono già pagate dai cittadini. Imporre un pedaggio su questi percorsi significa imporre tout court una nuova tassa». Sul piede di guerra anche i consumatori che hanno già fatto qualche calcolo: l?introduzione del pedaggio potrebbe costare 150 euro all?anno per ogni famiglia. «È una vergogna prevedere ulteriori imposte indirette per un governo che ha vinto le elezioni con lo slogan «meno tasse per tutti»», si legge in una nota dell?Intesa consumatori. Contrari all?introduzione di un pedaggio sulle strade statali i sindacati e l?opposizione. «Si tratta di una misura che penalizzerebbe fortemente il Sud», insiste il responsabile infrastrutture della Margherita, Tino Iannuzzi – è una proposta inaccettabile e generica».
La fine delle autostrade gratis nel Mezzogiorno era stata prospettata dallo stesso ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. Tanto che nel libro bianco 2003, l?Anas aveva individuato circa 1.200 chilometri di strade sui quali applicare il pedaggio. Nella lista, oltre alle cinque tratte indicate nella Finanziaria, l?E-45 Orte-Cesena, la Alcamo-Trapani, la Catania-Siracusa, la Torino-Caselle, la Asti-Cuneo e la tratta ferrarese Campogalliano-Sassuolo. Ma i consumatori non fanno sconti. Anzi: le strade – spiegano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – sono già finanziate «dal costo di manutenzione delle auto visto che ogni famiglia italiana paga in media 239,5 euro al mese versando nelle casse dello Stato la ragguardevole cifra di 57,5 miliardi di euro ogni anno».

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