Prezzi bloccati nei supermercati e ipermercati
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA. Prezzi bloccati nei supermercati e ipermercati del circuito della grande distribuzione, su tutto il territorio nazionale, fino al 31 dicembre prossimo. L`intesa, raggiunta fra i rappresentanti di Ancc, Ancd, Faid e Federcom, è stata portata ieri sul tavolo del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, che in questi mesi aveva condotto un?istruttoria su questo fronte. I grandi distributori aderenti alle quattro sigle chiedono, dopo il loro impegno, che il governo inserisca nella prossima Finanziaria le misure di maggior flessibilità sulle vendite promozionali e sugli orari di apertura degli esercizi (ma anche più sostanziose aperture, ad esempio sulla vendita dei carburanti in distributori annessi agli ipermercati) che da tempo la Gdo caldeggia.
Attenzione: il blocco offerto non riguarderà però tutti i prodotti venduti, ma solo quelli ?a marchio?, quelli cioè ?firmati? direttamente col nome del supermercato (su cui in varie catene, da Coop a Conad, l?inziativa era peraltro già in corso da mesi e oggetto di robuste campagne pubblicitarie), e i cosiddetti ?primi prezzi?, cioè il prodotto a prezzo minore di ogni categoria merceologica di largo consumo. Si tratta comunque di fasce di beni in cui «rientrano i prodotti che vanno incontro alle categorie sociali più disagiate, come i pensionati, e che possono essere anche di marchi noti», spiega il presidente della Faid, Giovanni Cobolli Gigli, che si dice poi fiducioso: «Anche se in questa fase non esigiamo nulla di diretto in cambio, siamo certi che il governo nelle sue azioni future vorrà prendere in considerazione tutte le misure necessarie per migliorare la rete distributiva e agevolare la concorrenza nel commercio». Di recente, in Francia, il nuovo ministro del Tesoro Sarkozy aveva sottoscritto con le grandi catene della Gdo un accordo, con analoghi obiettivi, che prevede però una riduzione del 2% dei prezzi dei beni distribuiti.
«Ma in Francia è scattato un piano organico e sistematico del governo. Non solo l?accordo sul taglio dei prezzi, ma anche misure di defiscalizzaione per nuove imprese o per chi non delocalizza all?estero le proprie attività, e poi la revisione degli orari di lavoro, lo snellimento delle procedure di accesso alle attività, che in Italia restano ben più rigide. Un intervento di sistema, insomma, senza il quale si rischia di fare non molto, quando non solo fumo», argomenta Camillo De Berardinis, amministratore delegato Conad, che aggiunge: «Non si è potuto allargare il blocco dei prezzi a tutte le merci, anche se noi abbiamo provato, perché non siamo riusciti a raggiungere il necessario accordo a monte con le indutrie produttrici per un blocco dei loro listini. Le associazioni hanno illustrato anche questo al ministro, pur impegnandosi ad un atteggiamento di estrema atteznione sull?andamento dei prezzi industriali, e dunque sulla conseguente possibile dinamica di quelli al dettaglio nei nostri punti vendita. Ma occorre agire non solo sui beni. Se l?inflazione si è in sostanza fermata, vuol dire che già negli ultimi mesi su alcune cose, vedi ortofrutta, c?è stato un bel calo e su altre i prezzi sono almeno fermi. Altrimenti sarebbe stato impossibile neutralizzare l?effetto degli aumenti secchi di carburanti, tariffe e costi dei servizi bancari e assicurativi. Bisogna agire anche su quei fronti, che influenzano inevitabilmente il prezzo delle merci, se si vogliono ottenere seri effetti antinflattivi».
L?accordo offerto al governo dalle associazioni della grande distribuzione è arrivato proprio nel giorno del ?no cumprà?, lo sciopero della spesa proclamato dalle associazioni di tutela dei consumatori. E, come è ormai regola per tutti gli scioperi di questo mondo, lo scontro tra la parti si è trasferito, a cose fatte, dalla materia del contendere alle cifre sulle adesioni. Il 75% dei consumatori italiani, secondo le associazioni di tutela. Molti, moltissimi in meno secondo quelle del commercio, parecchie delle quali (Fipe-Confcommercio, l?associazione di settore che riunisce i gestori di pubblici esercizi, le direzioni regionali di Confesercenti e alcune delle stesse grandi catene, come Carrefour, Coop o Auchan) parlano di giornata come le altre, in cui non si è registrata variazione particolare né nel numero di clienti, né nell`ammontare delle vendite.
Secondo le rilevazioni diffuse da IntesaConsumatori vengono stimati, al contrario, in circa 30 milioni di unità i citadini che avrebbero deciso ieri di rinunciare almeno ad un acquisto. Il primato dell?astensione totale andrebbe, per Intesa, al Sud e alle isole con una percentuale del 54%, seguiti dal Centro (45%) e il Nord (39%). Meno bene sarebbe invece andato lo ?sciopero dell`auto?, anche a causa del maltempo. Ma, sempre secondo Intesa, in alcune zone del paese la circolazione automobilistica si sarebbe comunque ridotta del 20%.
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