17 Settembre 2004

Caro prezzi, i ciociari snobbano la spesa

Caro prezzi, i ciociari snobbano la spesa


Adesioni record per lo sciopero degli acquisti: il 69 per cento chiude il portafogli






Gridano al successo le associazioni dei consumatori. Lo sciopero della spesa, in Ciociaria, ha superato la media nazionale. Se il 46% dei consumatori italiani ieri mattina si è astenuto, in tutto o in parte, dal mettere piede nei negozi, in provincia di Frosinone la percentuale è salita al 69%. E nella zona di Anagni, addirittura all`84%. E oggi, in Provincia, il presidente Francesco Scalia terrà un tavolo di discussione con i sindacati e le associazioni dei commercianti per studiare iniziative idonee a calmierare i prezzi. Intanto Cgil e Federconsumatori lanciano due proposte: «Panieri differenziati e prezzo d`acquisto dei commercianti sulle etichette per bloccare l`inflazione».
I dati parlano chiaro: la gente ha deciso di chiudere il portafogli. Non vuole più spendere come prima, non riesce più a farlo. Attraverso 200 interviste, effettuate tra le 12,30 e le 16 di ieri, l`Intesa dei consumatori (Adoc, Federconsumatori, Codacons e Adusbef) ha snocciolato in conferenza stampa i dati delle adesioni allo sciopero della spesa in Ciociaria: 70% a Frosinone, 60% a Cassino, 65% a Sora e 84% ad Anagni. Tutte percentuali superiori al dato nazionale (46%) e del centro-Italia (45%). «Questi dati non ci sorprendono – dichiara il responsabile di Federconsumatori Gianni Nardone – Nella zona nord della Ciociaria c`è una maggiore informazione, e quindi la partecipazione allo sciopero è stata maggiore». E infatti, mentre a Frosinone e Anagni quasi il 90% delle persone erano a conoscenza dello sciopero, a Cassino e Sora la percentuale si abbassa al 70%.
Ma lo sciopero di ieri è solo una soluzione tampone. Quali sono i rimedi definitivi all`inflazione? «Occorre creare più panieri – rispondono Nardone e Guido Tomassi della Cgil – Quello degli alimentari, quello dei farmaci, quello dei prodotti tecnologici e così via. Così l`inflazione viene relativizzata al tipo di consumatore considerato. Un`altra idea potrebbe essere quella di mettere sull`etichetta del prodotto venduto nei negozi, il prezzo che è costato al commerciante. Lo si potrebbe fare in via sperimentale su alcuni beni campione, si sconfiggerebbero i venditori disonesti. Non funziona, invece, l`idea di fermare i prezzi per un certo tempo: l`abbiamo sperimentato l`anno scorso e abbiamo avuto solo 4 negozianti che hanno aderito nel capoluogo».
«Nessun problema: possiamo rendere pubblico il nostro prezzo d`acquisto sulle etichette – ribatte Antonio Mattia di Confcommercio – E siamo anche d`accordo con lo sciopero della spesa. Ma come commercianti abbiamo già calmierato i prezzi per tutto l`anno, bisogna invece porre attenzione ai distributori dei prodotti, che maggiorano il prezzo pagato ai contadini fino al 300%. Il nostro carico non supera il 25%. Il ministro Alemanno dovrebbe mandare la guardia di finanza a controllare i loro prezzi, non i nostri. Sarebbe poi meglio che i compratori boicottassero non i negozianti, ma i vu` cumprà, che fanno concorrenza sleale».

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