17 Settembre 2004

«Niente spesa per un consumatore su tre»

«Niente spesa per un consumatore su tre»


Le Associazioni dell?Intesa soddisfatte della percentuale di adesioni nella provincia






Uno su tre ha ieri aderito allo sciopero della spesa rinunciando ad effettuare almeno un acquisto. E? il dato relativo al Pesarese fornito dalle associazioni dell?Intesa consumatori, in linea con la percentuale nazionale e accompagnato da un interessante sondaggio svolto dall?Intesa su scala regionale, ma perfettamente sovrapponibile alla realtà locale, che la dice lunga sul cambiamento dei consumi di pesaresi e marchigiani dal 2001 a oggi. Tra i 400 intervistati (comprese le persone che ieri si sono fermate al gazebo dell?Intesa in piazza del Popolo), ben l?85% ha infatti affermato che in questi ultimi quattro anni le proprie abitudini di acquisto sono cambiate in peggio, mentre il 72% non crede che nei prossimi mesi in Italia i prezzi conosceranno arresti o riduzioni. Nel 2004 i beni e i servizi ai quali hanno rinunciato a causa del caro vita sono stati nell?ordine: scarpe e gioielli (-40%), viaggi (-35%), libri e cd (-27 e 25%), abbigliamento, cinema e cene fuori (-20%), arredamento casa (-19%), giocattoli (-16%) e alimentari (-15%). Mentre quelli ai quali pensano di dover rinunciare nel 2005, se il carovita non dovesse attenuarsi, saranno: prodotti tecnologici (-32%), viaggi (-20%), ristoranti e alberghi (-18%), abbigliamento (-15%), divertimenti e svago (-10%). «Non vogliamo creare un danno ai commercianti. Anche loro sono anzi parte lesa. Perché nel momento in cui non ci sono più risorse per i consumi è tutta l?economia che ne risente», puntualizzano a fine mattinata i rappresentati delle quattro sigle dell?Intesa (Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons) sotto il tendone dello stand ormai grondante di pioggia. E per esemplificare lo slogan di questa quarta giornata nazionale dello sciopero della spesa ? ?Carovita? No cumprà? – Floro Bisello, responsabile regionale Adusbef, residente a Pesaro, fa il classico esempio della pizza: «Prima per una pizza, una bibita e un caffé pagavo intorno alle 12-13 mila lire. Poi, dopo l?euro, stesso posto, stesse cose, pagavo 12 euro. Era il 2002-2003. Dopodiché non ci sono più andato, per una questione di principio». Diverso il discorso per la casa, voce che a Pesaro e provincia ha fatto registrare rincari molto sostenuti e alla quale non si può certo rinunciare per una questione di principio. Dice Sergio Schiaroli della Ferderconsumatori e segretario del Sunia, il sindacato degli inquilini: «Ormai gli affitti arrivano anche a 750 euro al mese. E per quanto riguarda i contratti in scadenza vedo che chi pagava 5-600 mila lire al mese adesso dovrà pagare 5-600 euro». E non solo a Pesaro. Riferisce da Fano Roberto Pierelli dell?Adoc: «Gli affitti qui adesso sono intorno ai 500 euro al mese. Rispetto a Pesaro, le differenze di prezzo che c?erano un tempo ora non ci sono più».

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