17 Settembre 2004

Il giorno della protesta dei consumatori vissuto nei supermarket

Il giorno della protesta dei consumatori vissuto nei supermarket tra chi comunque ha deciso di fare la spesa





Il decalogo del bravo consumatore-scioperante elenca una fitta serie di comandamenti che ha trovato sostenitori, arrabbiatissimi fautori, «lavativi» e potenziali proseliti, solo che…«disinformati» (nostro malgardo).
Negozi, market e supermarket del centro alle 18 di ieri erano, almeno ad una prima impressione, quelli di un normale pomeriggio di metà settimana.
Una sbirciatina nei saloni coiffeur, nelle salumerie, nei negozi di abbigliamento e c`è poco da meravigliarsi se non «scoppiano» di gente e di salute. Come si dice in questi ormai noti casi, «dati alla mano», sembra aver vinto lo sciopero contro il caro-vita proclamato dalle associazioni dei consumatori dell`Intesa, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, con un 65% di risparmiatori per scelta e per forza, decisi ad alzare il cartello della protesta per le selvagge aggressioni al portafogli, espugnato dalla spesa che pesa più del dovuto, oltre la reale capacità economica del singolo e delle famiglie. Oggi la rinuncia ha un valore diverso, mossa dalla consapevolezza ragionata, discussa, confrontata, altra faccia dell`esasperazione che sfocia in opposizione aperta, «ma a cosa può portare?» si chiede Vito Cafiso, titolare di un supermercato. «Quello che manca – dice – è il potere d`acquisto, astenersi dal fare la spesa un giorno, non risolve nulla, il controllo sui prezzi andava fatto al momento del passaggio dalla lira all`euro. Si è trattato – aggiunge – di uno sciopero “sulla carta“, il consumatore non recepisce questi messaggi».
Dagli scaffali al cartello, poca roba. «Lo stretto necessario» nelle buste di una signora ignara dello sciopero in corso, ma «avrei senza dubbio aderito se lo avessi saputo, nella prassi quotidiana, per sopravvivere, si tentano altre vie di rispramio, per esempio scegliere prodotti non di marca, approfittare delle offerte e promozioni, andare al mercato, cose così. Ho notato invece, avendo un bambino, che i prodotti per l`infanzia al supermercato sono più economici».
A parole, tutti potenziali convinti scioperanti, «A saperlo!», esclama Valentina, che per la sua dieta mette nel carrello un succo di frutta, ma «solo perché ne ho bisogno, altrimenti avrei lasciato perdere». «E` stato proclamato uno sciopero? Davvero? Domani torna mia figlia da Torino, il minimo è prepararle una cena, altrimenti, giuro, avrei “digiunato“» dice la signora Marta. «Ora che lo so, evito di andare dal parrucchiere e di comprare il servizio di piatti che avevo messo nel conto, ma di zucchero, farina, caffè, uova, frutta, non posso proprio farne a meno». Dal nostro sondaggio che ha trasversalmente sondato esercizi commerciali di settori diversi viene fuori un dato: «chi sa non compra, chi compra non sa». Rassicurante, ad ogni modo, constatare che esiste, anche solo in potenza, una «coscienza».
Irrilevante l`incidenza sulla benzina. «Figurarsi se la gente rimane a piedi» dice un tipo di passaggio a bordo di una Punto. «La benzina è carissima e già da un pò di tempo i consumatori risparmiano come possono, ma oggi (ieri ndr) stessa richiesta, nessun decremento» sostiene Mario Mazza, rifornimento di Piazza Ariosto, intento a fare un pieno “d`oro“. «Ci siamo impoveriti – accusa Carlo, 21 anni, studente di Legge. – La rinuncia è all`ordine del giorno. Sciopero oggi. Ho già cominciato evitando di andare in vacanza e, se sarà il caso sciopererò anche domani, perché non ci si può arricchire sulla pelle di lavoratori onesti, come sono i miei genitori e sono stati i miei nonni, adesso pensionati, togliendogli una vecchiaia serena e la speranza del futuro per figli e nipoti. Io non ci sto. Io sciopero».

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