“Ora la svolta per contare di più“
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fonte:
- la Repubblica
Le associazioni vogliono essere lobby. E la destra scende in campo
ROMA – Il nome è già tutto un programma: “Casa del consumatore“. Ed è evidentemente un marchio di fabbrica. L´ultima nata fra le 15 associazioni rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (Cncu) si dichiara indipendente, ma è fin troppo chiaro che s´ispira alla “casa madre“ del centrodestra, con tre presidenti onorari come Ignazio La Russa, coordinatore di An, Paolo Romani (Forza Italia) e Giancarlo Giorgetti (Lega). Nei confronti di un movimento come questo, per sua natura interlocutore del governo e della maggioranza, è il segnale inequivocabile di un nuovo interesse politico. Nel vortice della crisi economica, anche il neo-liberismo nostrano s´è accorto insomma che deve fare i conti con il mercato, con la concorrenza e con le regole che la disciplinano in tutto il mondo capitalistico.
Non è certo un caso che il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, intervenendo nelle settimane scorse ai dibattiti estivi di Cortina d´Ampezzo, si sia affrettato a lanciare un appello in questa direzione. «Apriamoci al dialogo e a intese con tutti coloro che sono alternativi alle sinistre», ha proclamato il leader di An. E per essere ancora più esplicito, ha aggiunto: «Mi riferisco, tra l´altro, al proliferare di forme di associazionismo, di difesa di interessi locali, ai movimenti che nascono per tutelare i consumatori».
Fatto sta che è proprio contro gli esiti della politica economica del governo in carica – incapace finora di contenere l´aumento generalizzato dei prezzi e delle bollette – che il povero cittadino spremuto e torchiato, la famiglia che non arriva alla fine del mese, ha più necessità adesso di ricorrere a questa “arma di protezione di massa“. Perciò il movimento dei consumatori è sceso sul piede di guerra, con numerose iniziative sul fronte dei rincari. La mobilitazione generale scatta oggi con la “Giornata di lotta e di protesta“ proclamata dalle nove associazioni che hanno sfidato il governo sul carovita e con lo “sciopero della spesa e dell´auto“, indetto in contemporanea dall´Adoc, un´altra delle 15 sigle comprese nell´elenco del Cnuc.
Con buona pace dell´onorevole Fini, è stato l´Ulivo nella scorsa legislatura a istituire questo organismo di consultazione del governo e del Parlamento, come organo di “consulenza istituzionale“ che viene interpellato caso per caso per salvaguardare i diritti dei cittadini. Il Consiglio è composto dai rappresentanti delle associazioni iscritte nell´elenco previsto dalla stessa legge (n.281/1998) e da un rappresentante delle Regioni e delle Province autonome. Lo presiede il ministro delle Attività produttive o un suo delegato che al momento è una donna, Daniela Primicerio, responsabile della Direzione per l´armonizzazione del mercato e la tutela dei consumatori.
All´inizio fu previsto un contributo pubblico indiretto di circa tre miliardi di lire all´anno, e dunque poco più che simbolico, a sostegno dei notiziari e delle riviste pubblicati dalle varie associazioni. Poi, lo stesso centrosinistra stabilì che una percentuale delle multe comminate dall´Antitrust su ricorso dei consumatori andasse a finanziare singoli progetti approvati dal Cncu. Ma per la verità, come tante buone intenzioni dell´ex maggioranza, anche questa restò praticamente lettera morta. E´ toccato così al centrodestra dare attuazione alla nuova procedura, attraverso bandi di concorso che però hanno finito per alimentare iniziative frammentarie, per lo più modeste ed estemporanee, senza ottenere risultati particolarmente apprezzabili.
In questo clima di precarietà e di scarsa trasparenza, s´è registrato negli anni scorsi qualche episodio controverso che ha coinvolto alcune delle sigle più note. Prima è emerso che la Telecom aveva fatto versamenti a diverse associazioni di consumatori per abbonamenti a riviste, pubblicità, sponsorizzazione di convegni, ricerche e addirittura sondaggi. Poi la magistratura ha aperto alcune inchieste giudiziarie a carico del Codacons, una delle organizzazioni più bellicose, sulle strategie preventive per aggredire legalmente enti pubblici o società private e sulle pratiche di finanziamento.
Sull´esempio delle organizzazioni sindacali e ambientaliste, anche quelle dei consumatori tendono comunque ad autofinanziarsi in buona parte con il tesseramento: si calcola che complessivamente i sottoscrittori siano almeno 700-800 mila. L´Adusbef (l´Associazione che difende gli utenti dei servizi bancari e finanziari), per esempio, incassa dalle quote circa 200 mila euro all´anno. Le adesioni, tuttavia, sono in genere occasionali, episodiche, legate cioè a un caso particolare o a un interesse specifico da difendere: una volta raggiunto lo scopo o comunque chiusa la pratica, l´iscrizione non viene rinnovata e quindi decade.
Di fronte a una crisi economica che minaccia purtroppo di allargarsi e di protrarsi nel tempo, la galassia dei consumatori italiani è chiamata ora a compiere definitivamente un salto di qualità. Non si tratta più soltanto di risolvere il problema individuale, bensì di gestire una situazione generale d´incertezza e instabilità che tocca qualsiasi ceto o classe sociale. «Dai diritti dei consumatori ai diritti dei cittadini», prova a sintetizzare con uno slogan Massimo Cerniglia, avvocato, docente di Diritto dei consumatori all´Università di Camerino e protagonista di alcune importanti battaglie sul sistema televisivo: è stato lui a nome dell´Adusbef a vincere il ricorso alla Consulta sull´incostituzionalità della legge Maccanico e a presentare ora quello della Federconsumatori contro la legge Gasparri.
Intorno al “nocciolo duro“ del movimento, costituito dalle quattro associazioni (Adusbef, Federconsumatori, Adoc e Codacons) che hanno dato vita all´Intesa dei consumatori, si va diffondendo perciò la convinzione che occorre passare dalla fase pionieristica della “proclamazione dei diritti“ a quella della loro effettiva realizzazione, sia a livello di lobby parlamentare sia a livello giudiziario. E´ nello stesso tempo un impegno e una sfida. Sulla scia dell´evoluzione sindacale nel corso del Novecento, anche i consumatori puntano insomma a diventare un “agente contrattuale“ – cioè una parte sociale attiva, come vuole l´Unione europea – superando la stagione della pura conflittualità.
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