15 Settembre 2004

Rincari, ai catanesi stangata da 1.600 euro

Rincari, ai catanesi stangata da 1.600 euro



Prezzi alti? No cumprà. Non manca l`ironia alle associazioni dei consumatori dell`Intesa (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che hanno lanciato questo slogan per «scendere» idealmente in piazza domani, in tutta Italia, per lo sciopero della spesa.
Uno sciopero motivato, hanno spiegato i rappresentanti dell`Intesa dei consumatori, «dall`impoverimento progressivo delle famiglie italiane che ha determinato il crollo dei consumi, una disastrosa stagione dei saldi e una stagione turistica altrettanto negativa».
Al`iniziativa aderisce anche la Cgil. Il segretario generale Francesco Battiato «invita i lavoratori ed i pensionati di tutta la provincia etnea a partecipare compatti, per rispondere concretamente alla difficoltà crescente in cui essi si dibattono nel fare collimare i bisogni primari da soddisfare ai soldi che non bastano. In questa situazione, le responsabilità del Governo nazionale sono evidenti, quali in particolare l`abbandono della politica di tutti i redditi, l`assenza si qualsiasi misura di contenimento dell`inflazione e di controllo di prezzi e tariffe. Cosicché, le conseguenze tangibili sono il peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati e la mancata ripresa economica e produttiva del Paese a causa della caduta verticale della domanda interna.
I dati elaborati in campo nazionale dalle associazioni dei consumatori, per quanto riguarda i rincari e la diminuzione dei consumi, sono da brivido. E in questo fosco quadro generale, Catania ha un posto poco invidiabile. Secondo le stime delle associazioni dell`Intesa, tra luglio e questo primo scorcio di settembre l`aumento dei prezzi a Catania oscilla tra il 6% (grande distribuzione) finno al 15% nella piccola distribuzione.
«I rincari ? spiega il segretario nazionale del Codacons, il catanese Francesco Tanasi ? hanno portato a galla fenomeni “preoccupanti“ come il progressivo indebitamento delle famiglie, evidente nell`impennata del credito al consumo, o la cosiddetta sindrome della quarta settimana che ha colpito le famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Da qui il cambiamento delle abitudini di spesa, peggiorate dal 2001 ad oggi per l`85% degli italiani, costretti a rinunciare, secondo un sondaggio dell`Intesa, innanzitutto ai gioielli (40%), ma anche ai viaggi (circa il 30%), alle calzature (40%), ai libri (27%), ai cd (25%) e al cinema (20%). Non c`é strategia per il rilancio dei consumi che non passi per la riduzione dei prezzi e con questo quarto sciopero della spesa in programma domani dobbiamo dimostrare di essere una forza organizzata importante e siamo certi che supereremo il 71% di adesione raggiunto lo scorso anno».
Secondo le stime dell`Adoc di Catania, quest`anno i catanesi hanno speso 1.600 euro in più rispetto allo scorso anno. «E mancano ancora tre mesi ? dice il presidente Claudio Melchiorre ? per festeggiare la più rapida caduta della qualità della vita dal dopoguerra. A fronte di queste maggiori spese, i cittadini catanesi non hanno avuto alcun miglioramento nella erogazione dei servizi. Anzi, secondo un`anticipazione di uno studio che l`Adoc sta realizzando, i servizi pubblici fondamentali, come la viabilità, le scuole, l`illuminazione pubblica e i parchi richiederebbero ulteriori spese per circa 1.000 euro per abitante, per arrivare ai livelli di normale vivibilità».
«Dobbiamo convincere ? aggiunge Melchiorre ? i nostri rappresentanti ad affrontare il problema, per questo lo sciopero dei consumatori di domani deve essere massiccio e partecipato. Chiediamo al sindaco di Catania al presidente della Provincia ed agli imprenditori della città di convocare le associazioni dei consumatori per affrontare il problema del caro-vita, che ad oggi è delegato solo all`attività di denuncia delle associazioni. Il silenzio assordante delle imprese e delle istituzioni catanesi non è più accettabile».
«La realtà meridionale per gli utenti consumatori è doppiamente penalizzata ? dichiara Nunzio Vasta, coordinatore nazionale della Federconsumatori ? in quanto si assiste a servizi in gran parte scadenti a costi elevati, ad un sistema di commercializzazione inadeguato e non competitivo alle nuove esigenze del mercato. I dati Istat rilevati nel nostro paese non corrispondono nella realtà del cittadino utente che si vede decurtare in modo pesante i propri salari, riducendo in modo drastico il potere d`acquisto dei pensionati e delle fasce sociali più deboli in genere. La responsabilità di questo stato di cose in primo luogo ricade nel governo nazionale, nel governo regionale che non ha nessuna politica in merito, nei comuni e nelle provincie che non hanno svolto fino in fondo il proprio ruolo».

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