Il portafogli entra in sciopero contro il costo della vita
-
fonte:
- Eco del chisone
C`è chi ne ha fatta una battaglia politica, chi uno spot pubblicitario con tanto di supereroina. Speculazioni a parte, è un problema quotidiano. Il caro-prezzi è diventato l`argomento principale di discussione degli italiani dopo il calcio: scusate se è poco.
Sembra di essere tornati all`inizio degli Anni `80, quando l`inflazione galoppava. Le differenze sono due: all`epoca l`Istat sciorinava ben altri numeri e, seppure a fatica, anche i salari si adeguavano; prendersela con la liretta, come avviene oggi con l`euro, sarebbe stato un po` come sparare sulla Croce rossa.
Nel 2004 i consumatori si sono organizzati. Tante le etichette, per fortuna raggruppate in un`Intesa (Adusbef, Codacons, Federconsumatori, Adoc). E così – per la quarta volta nella storia – cercheranno di far valere le proprie ragioni con il più classico degli strumenti di lotta: lo sciopero. Che si traduce, giovedì 16 settembre, in una giornata senza fare la spesa, senza prendere il caffè al bar, senza rifornirsi di carburante e senza la serata al cinema.
Secondo le stime dell`Intesa, ogni famiglia italiana ha speso in un anno 1.612 euro in più. Dito puntato contro il Governo, che secondo il presidente regionale dell`Adusbef, il nichelinese Alessandro Di Benedetto, «non ha fatto nulla per combattere gli “euro-furbi“». Questione di colore politico? «Macché. Abbiamo lottato anche con Governi di diversa collocazione. Mi misi personalmente in mutande, per protestare contro Amato».
Il vice-premier Fini ha ricevuto nei giorni scorsi i rappresentanti dei consumatori: «Abbiamo chiesto di istituire un bonus di 1.000 euro a favore dei nuclei famigliari con un reddito inferiore ai 20mila», spiega Di Benedetto.
Un`interessante ricerca condotta dalle associazioni aderenti all`Intesa, su un campione di cento prodotti acquistati in negozi del Torinese, mette in risalto cifre inattese. Rispetto al 2001, ultimo anno con la lira, i prezzi hanno avuto un andamento diversissimo: il classico chilo di sale ha registrato un rincaro del 50% (da 900 lire a 0,69 euro), ma gli omogeneizzati di manzo sono passati da 5.200 lire a 2,82 euro, con un aumento di appena lo 0,4%. E così, saltabeccando da un dato all`altro della tabella, troviamo il +39% delle lamette da barba, il +9,4% del Parmigiano, il +4% delle saponette, il +54% del nasello. I francobolli di posta prioritaria? Invariati.
Di fronte a cifre così volubili, è chiaro che – componendo un paniere di prodotti in modo diverso – si può dimostrare che l`inflazione è altissima o inesistente.
La verità la scopre ciascuno di noi, a fine mese.
Nel frattempo, anche i commercianti dicono la loro. Come Giovanni Genovesio, presidente dell`Ascom di Pinerolo: «Pur ammettendo, ma sono casi isolati, che l`avvento dell`euro possa aver indotto in tentazione qualcuno, ribaltare sul mondo del commercio la responsabilità dei rincari mi pare eccessivo. Incidono infatti sui prezzi tutta una serie di voci che l`esercente, se vuole sopravvivere, deve gioco forza “ricaricare“. Penso ai costi energetici, allo smaltimento dei rifiuti che è letteralmente raddoppiato o, ancora, ai premi assicurativi. Gli aumenti colpiscono anche chi acquista per poi rivendere».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
