«Carovita, persi 50 miliardi» Accordo pilota per bloccare i prezzi
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fonte:
- Il Messaggero
MILANO – Circa 50 miliardi di euro, più o meno 100mila miliardi di lire. Sono i soldi che, dall?introduzione dell?euro, cioè dal 1° gennaio del 2002, sono stati forzatamente trasferiti dalle tasche degli italiani alle casse dei commercianti e delle imprese che hanno aumentato i prezzi. La denuncia, ma senza precisare il criterio con cui sono stati fatti i conti, arriva dall?Intesa dei consumatori che contro l`emergenza carovita ha proclamato per il 16 settembre il quarto sciopero della spesa. Giovedì, è l?invito di Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, le associazioni che fanno parte dell?Intesa, le famiglie dovranno passare una giornata senza fare acquisti e senza usare l`auto, come protesta contro i rialzi dei prezzi e i rincari della benzina. Allo sciopero del 16 settembre aderisce anche la Coldiretti, che parla di «preoccupanti riduzioni» del 3% circa negli acquisti di cibi e bevande tra gennaio e agosto di quest?anno.
Negli ultimi mesi, ha affermato il presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti, «abbiamo assistito ad un impoverimento continuo: dal gennaio 2002 sono stati trasferiti 51-52 miliardi di euro, pari al 4% del pil, dalle nostre tasche a chi ha determinato i prezzi in modo indisturbato, con un governo che ha fatto da spettatore o ha addirittura favorito la speculazione». Il rialzo dei prezzi, del resto, afferma ancora l?associazione dei consumatori, non sembra dare tregua: l?Intesa ha infatti calcolato che tra l`inizio e la fine dell`estate rincari in alcune città sono arrivati in media fino al 15%. Aumenti che, sostiene ancora l?prganizzazione, hanno provocato un cambiamento delle abitudini di spesa, dal 2001 a oggi peggiorate per l`85% degli italiani. Secondo un sondaggio dell`associazione gli italiani sono infatti costretti a rinunciare innanzitutto ai gioielli (40%), ma anche ai viaggi (circa il 30%), alle calzature (40%), ai libri (27%), ai cd (25%) e al cinema (20%). «Non c`è strategia per il rilancio dei consumi che non passi per la riduzione dei prezzi», ha detto Carlo Rienzi, presidente del Codacons.
Le associazioni dell`Intesa chiedono quindi misure immediate ma anche interventi strutturali per consentire una generalizzata diminuzione dei prezzi: da un «serio piano energetico, alla modernizzazione della rete elettrica e della rete carburanti, con l`apertura del mercato alla grande distribuzione». «Bloccare i prezzi non basta – ha sottolineato Rosario Trefiletti della Federconsumatori – bisogna ridurli, come in Francia».
E proprio la «via francese» è quella imboccata da trecentoquaranta supermercati torinesi che abbasseranno del 2%, dal mese di ottobre, i prezzi di 600 prodotti con marchio della propria catena. L?iniziativa è uno dei primi risultati dell`accordo pilota per contenere il carovita raggiunto a Torino fra istituzioni, commercianti e sindacati su iniziativa della Camera di commercio. Tutti i commercianti si sono impegnati invece a non aumentare i prezzi fino a fine anno e, in alcuni casi, ad effettuare promozioni particolari dal 20 al 30 di ogni mese per venire incontro alle famiglie redditi più bassi.
«Le linee guida dell`intesa – ha spiegato il ministro dell?Economia, Domenico Siniscalco – sono la trasparenza, il contenimento dei prezzi e delle tariffe, la difesa del potere d`acquisto delle fasce deboli. La speranza è che sia un accordo prototipo da estendere in altre città italiane». L`esperimento di Torino, ha assicurato anche il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, è «un accordo locale che vogliamo estendere a livello nazionale». «Il governo – ha continuato il vice premier – è convinto della necessità di tutelare il potere d`acquisto dei salari e delle pensioni agendo anche sull`aumento dei prezzi». Siniscalco infine ha assicurato che i tagli alle tasse che il governo si appresta a varare verranno studiati con una particolare «attenzione alle fasce deboli».
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