14 Settembre 2004

L`euro è costato alle famiglie 50 miliardi

L`euro è costato alle famiglie 50 miliardi

L`Intesa consumatori ha definito storico l`incontro con il vicepresidente Fini, ma ha confermato per il 16 lo sciopero della spesa



Dal primo gennaio 2002, cioè dall`introduzione dell`euro, gli italiani hanno visto uscire dalle loro tasche circa 50 miliardi di euro in più a causa dei rincari dei prezzi. È la denuncia dell`Intesa dei consumatori che, contro l`emergenza carovita, ha proclamato per giovedì, il quarto “sciopero della spesa“, chiedendo alle famiglie di astenersi dagli acquisti ma anche dall`uso dell`auto, come protesta contro i rialzi della benzina.

Negli ultimi tre anni «abbiamo assistito ad un impoverimento continuo – afferma il presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti – dal gennaio 2002 sono stati trasferiti 51-52 miliardi di euro, pari al 4\% del Pil dalle nostre tasche a chi ha determinato i prezzi in modo indisturbato, con un governo che ha fatto da spettatore o ha addirittura favorito la speculazione». Le associazioni dell`Intesa (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) chiedono quindi misure immediate ma anche interventi strutturali per consentire una generalizzata diminuzione dei prezzi: da un «serio piano energetico alla modernizzazione della rete elettrica e della rete carburanti, con l`apertura del mercato alla grande distribuzione». «Bloccare i prezzi non basta – ha detto Rosario Trefiletti della Federconsumatori – bisogna ridurli, come fatto in Francia». Tutte richieste che le associazioni hanno presentato ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, nell`incontro con il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, il quale ha proposto di estendere a livello nazionale l`esperimento torinese per il contenimento e la riduzione dei prezzi dei beni di largo consumo. «Il governo è convinto della necessità di tutelare il potere d`acquisto dei salari e delle pensioni agendo anche sull`aumento dei prezzi. – ha sottolineato Fini – Partendo dall`accordo locale che è stato fatto a Torino come esperimento, vogliamo estendere a livello nazionale d`intesa con il ministero delle Attività produttive e dell`Economia l`impegno dei rappresentanti delle categorie produttive, commerciali e della distribuzione a tenere i prezzi bloccati fino alla fine dell`anno». Per «passare dalle buone intenzioni ai fatti», per raggiungere cioè un accordo nazionale, ha concluso Fini «è questione di qualche settimana».

I rincari – spiegano le associazioni che hanno definito l`incontro con Fini “storico“ ma confermato lo sciopero del 16 – hanno portato a galla fenomeni «preoccupanti» come il progressivo indebitamento delle famiglie, evidente nell`impennata del credito al consumo, o la cosiddetta «sindrome della quarta settimana che ha colpito le famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese». Di qui il cambiamento delle abitudini di spesa, peggiorate dal 2001 ad oggi per l`85\% degli italiani, costretti a rinunciare, secondo un sondaggio dell`Intesa, innanzitutto ai gioielli (40\%), ma anche ai viaggi (circa il 30\%), alle calzature (40\%), ai libri (27\%), ai cd (25\%) e al cinema (20\%). «Non c`è strategia per il rilancio dei consumi che non passi per la riduzione dei prezzi – afferma Carlo Rienzi, presidente del Codacons – Con il quarto sciopero della spesa dobbiamo dimostrare di essere una forza organizzata importante e siamo certi che supereremo il 71\% di adesione raggiunto lo scorso anno».

Allo sciopero del 16 settembre aderisce anche la Coldiretti che denuncia «preoccupanti riduzioni» del 3,3\% negli acquisti di cibi e bevande tra gennaio e agosto. «E questo – afferma l`associazione – nonostante si siano verificate riduzioni record nei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, raggiungendo valori inferiori ai costi di produzione». Dal campo alla tavola, continua la Coldiretti, i conti infatti «non tornano», perché dei circa 120 miliardi di euro all`anno spesi dai consumatori italiani nell`acquisto di prodotti alimentari «ben 58 miliardi vanno al commercio e ai servizi, 37 all`industria alimentare e solo 25 alle imprese agricole». Il rialzo dei prezzi non sembra del resto dare tregua: i consumatori hanno infatti calcolato tra l`inizio e la fine dell`estate rincari che in alcune città arrivano in media fino al 15\%. Solo in pochissimi casi i prezzi sono rimasti inalterati.

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