24 Giugno 2004

«La Germania paghi i 2 anni nel lager»

La storia. I figli di un carabiniere catanzarese deportato a Stenjr sollecitano il risarcimento danni allo Stato tedesco

«La Germania paghi i 2 anni nel lager»

Chiesto un milione di euro per saldare quei mesi di freddo e fame




DUE anni di deportazione in un lager nazista, dal 9 settembre 1943 al 3 settembre 1945. Due anni trascorsi a guardare la morte in faccia, scoprendo giorno dopo giorno il significato delle parole freddo, fame, paura, terrore, e rimasti impressi in maniera indelebile nel cuore e nella mente di Polidonio Grandinetti e dei suoi familiari, che con lui hanno condiviso una vita marchiata da quella terribile esperienza.

Oggi Polidonio non c`è più, è morto da ventisei anni, ma con lui non è scomparso il ricordo di quell`infamia compiuta dai nazisti e per la quale i suoi figli, Michele e Carmela, hanno presentato il conto allo Stato tedesco, avviando una causa per il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti in quei due anni interminabili. Un milione di euro è la cifra quantificata dall`avvocato del Codacons Calabria, Francesco Di Lieto, per ottenere giustizia e riparare, per quanto è possibile, al danno sofferto dal carabiniere catanzarese per tutto il periodo in cui fu costretto a vivere nel lager numero 5 di Stenjr.
A dare corpo alla possibilità che tale procedimento giudiziario si concluda positivamente la recente sentenza con cui la Corte di Cassazione, Sezioni unite civili, il 23 aprile scorso ha stabilito che i cittadini italiani deportati in Germania durante la Seconda guerra mondiale hanno il diritto al risarcimento per i danni subiti, in quanto la giurisdizione appartiene allo Stato italiano.
A fornire lo spunto per tale rivoluzionaria decisione il procedimento avviato nel 1998 da un uomo che aveva citato la Repubblica federale di Germania, chiedendo la condanna al risarcimento danni, per essere stato catturato nel 1944 ad Arezzo e quindi deportato in un campo di lavoro. Un caso che si è concluso con una sentenza, che ha sostanzialmente dato il via libera ai procedimenti che i reduci dei campi di concentramento e dei campi di lavoro vorranno intentare nei confronti della Germania. La pronuncia della Cassazione, infatti, ha in sostanza ribaltato l`orientamento secondo il quale la Germania godeva di immunità ed il giudice italiano non aveva alcun potere di decisione, affermando che l`immunità funzionale degli organi dello Stato estero non può essere invocata in presenza di crimini internazionali, in quanto lesivi di valori universali, che trascendono gli interessi delle singole comunità statali. In particolare, la Corte ha scritto che «l`immunità funzionale in tali casi non può trovare applicazione, perché l`atto compiuto si configura quale crimine internazionale, quindi non vi è alcuna valida ragione per tenere ferma l`immunità dello Stato e per negare, conseguentemente, che la sua responsabilità possa essere fatta valere davanti all`autorità giudiziaria di uno Stato straniero. Tutto ciò conferma che la Repubblica federale di Germania non ha il diritto ad essere riconosciuta immune dalla giurisdizione dello Stato italiano, la cui giurisdizione deve essere quindi dichiarata».
Parole chiarissime, che hanno segnato una svolta importante per tutte quelle persone che, durante il secondo conflitto mondiale, vissero sulla propria pelle l`onta dei lager del Terzo Raich. Tra loro, appunto, Polidonio Grandinetti, catturato in Grecia in quell`infernale settembre del 1943 e vissuto per due anni in prigionia nel campo di lavoro del lager 5. Due anni di sangue e disperazione, passati a sgobbare notte e giorno per la costruzione di armamenti per l`esercito tedesco, e successivamente pagati dallo Stato italiano con il compenso di 16 lire, liquidate in fretta per il “disturbo“ della deportazione subita per servire la patria. Praticamente una miseria, che ha fatto diventare ancora più cocente il ricordo di quella triste esperienza, per nulla affievolito dall`attribuzione della Croce al merito di guerra concessa dallo Stato italiano nel 1960. Un riconoscimento che non è certo servito a cambiare la vita di Polidonio Grandinetti, il carabiniere che ha guardato negli occhi l`orrore dei lager, facendo di quei due anni di martirio un ricordo da tramandare ai suoi figli, e poi ai nipoti, affinché conoscessero le barbarie di cui sono capaci gli esseri umani quando sono animati dall`odio feroce.
E se oggi Polidonio può finalmente riposare dimenticando quelle atrocità, il dolore della memoria è ancora troppo vivo nella mente dei suoi figli, che hanno deciso di intentare causa contro lo Stato tedesco per ottenere da esso il riconoscimento dei danni subiti da uno dei tanti prigionieri di guerra italiani e per vedere scritta nero su bianco, nella sentenza di un tribunale, l`ammissione di una colpa che l`oblio della storia non ha potuto cancellare.


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