18 Giugno 2004

Gli sponsor contano i danni: 35 milioni

Gli sponsor contano i danni: 35 milioni


In crisi l?immagine del giocatore: la situazione della Roma, il suo futuro e il mercato motivi di stress





PORTO – Due giorni fa, quando il caso-Totti era già scoppiato e si aspettava solo la punizione dell?Uefa, Antonio Cassano si è avvicinato al suo capitano e l?ha abbracciato. È sembrato, in quel momento, essere molto più vecchio del compagno. E forse anche più saggio, come chi tanto ha sbagliato e ora si rivede in un altro. E sa che ci si sente infinitamente soli perché, in quel momento, si è perso anche quello che non ci si aspetterebbe mai di perdere: se stessi.
È questo che Francesco Totti ha cercato di spiegare alla corte: «Non mi riconosco in quel Totti che ha sputato». Ed è la stessa sensazione che il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha sintetizzato così in una lettera scritta di suo pugno su carta intestata del Comune: «Francesco Totti ha sbagliato e deve pagare, ma ora non bisogna metterlo alla gogna. Non lo riconosco nel gesto disgustoso e antisportivo che, purtroppo, abbiamo visto in televisione. Il Francesco Totti che conosco e stimo è un ragazzo gentile, con una grandissima sensibilità verso gli altri. È quello che ho visto al mio fianco tante volte, quando c?era da portare solidarietà concreta, conforto, appoggio ai bambini che soffrono, alle persone che più sono in difficoltà. È una persona con un grande cuore e non vorrei che tutto questo fosse cancellato per la perdita di controllo di un attimo». Il gesto di Totti non ha scusanti. E per questo è stato punito con tre giornate di squalifica. È una punizione giusta e dura, in un torneo che ne dura al massimo sei. La metà esatta. E non è la sola pena che gli è stata inflitta. Il solito Codacons a caccia di pubblicità ha chiesto 5 milioni di euro di risarcimento per i danni procurati all?immagine dell?Italia. Molti moralisti in servizio permanente effettivo hanno cercato di dimostrare che l?educazione dei nostri figli dipende più dai gesti di un calciatore che dall?esempio dei genitori o dalla scuola. Una società di sondaggi ha quantificato in 35 milioni di euro i danni di immagine che lo sputo di Totti a Poulsen rischia di provocare a sponsor e investitori che legano il loro nome alla nazionale italiana e al giocatore.
Il capitano della Roma, dopo la pubblicità alla Fiat Stilo che provocò scalpore perché l?azienda torinese l?aveva preferito a uno juventino come Alex Del Piero, è ora uomo immagine della Nike e della Pepsi. Il 14 luglio ci sarà il lancio internazionale di una serie di iniziative a suo nome, come la creazione di scuole calcio persino in Cina. Tante anche le iniziative benefiche: per l?Unicef, per l?ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, per associazioni di aiuto agli anziani finanziate con i proventi del famoso libro di barzellette. Gesti che non cancellano lo sputo ma che dallo stesso sputo non possono nemmeno venire cancellati.
Lo scandalo della squalifica all?Europeo può davvero far crollare l?immagine di Totti presso i tifosi e gli sponsor? E cosa può aver provocato questo black out nella testa del giocatore? Lui stesso, di fronte alla giuria Uefa, ha ammesso: «Sentivo addosso il peso delle aspettative, mi era stato affidato il ruolo di leader e ho vissuto troppo intensamente la partita». La situazione della Roma, le troppe incertezze sul futuro, il corteggiamento sotto traccia del Real Madrid prima e del Milan poi, la delusione di uno scudetto sognato e poi perduto, il desiderio di una consacrazione internazionale che gli è sempre sfuggita, la voglia di dimenticare il flop del Mondiale 2002, il carattere portato sicuramente allo scontro (vedi la rissa dopo Roma-Galatasaray) ma più spesso contenuto nei limiti dell?agonismo.
Sono tante le possibili spiegazioni. Ma, forse, l?unica vera è che a volte c?è una parte di noi che ci sfugge. E che solo un giovane vecchio come Cassano può abbracciare. Sapendo che certe punizioni non finiscono mai, ma anche che nessuna occasione è mai davvero l?ultima.

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