8 Giugno 2004

Banche nel mirino della consob i consumatori: è troppo tardi


“Abbiamo contestato infrazioni alle principali banche italiane“

La consob bacchetta le banche: risparmio tradito


MILANO «Abbiamo contestato infrazioni alle principali banche italiane coinvolte nel crac Cirio e nel collocamento di prodotti di Banca 121». Parole di Lamberto Cardia che ieri ha tenuto la sua prima relazione da presidente della Consob, la Commissione di controllo sulle società e la Borsa. Cardia ha toccato più aspetti del panorama finanziario: ha chiesto più mezzi per la Commissione, ha invitato le banche a una maggior trasparenza, ha proposto sanzioni più severe per chi viola la regole del mercato. Ed ha spiegato che nel 2003 c?è stato un vero e proprio «boom» di esposti dei risparmiatori. Le varie associazioni di consumatori non hanno apprezzato la sua relazione e lo hanno invitato a dimettersi.
Le sanzioni. Il presidente della Consob ha spiegato che i «procedimenti sanzionatori» sono in corso e che le contestazioni sono state mandate a 400 persone, fra vertici e personale delle banche (poi si è saputo che le banche in questione sono una decina). Per una Commissione più efficente, però, ci vogliono più risorse «in termini di uomini e di mezzi». Cardia dice che le attività di monitoraggio sono complesse e auspica che la nuova legge «investa l?intero sistema di vigilanza». Quindi illustra le cifre sull?attività del 2003, con le ispezioni compiute, le relazioni trasmesse all?autorità giudiziaria, i controlli su chi abusa di informazioni privilegiate. Per la verità sembra di capire che il numero delle violazioni è leggermente sceso, a fronte degli esposti ricevuti, che sono stati il triplo (3.177) contro i 1.030 del 2002.
«Cardia se ne vada». Le associazioni dei consumatori protestano contro la gestione della Consob. L?Adusbef, in particolare, accusa il presidente della Commissione di non aver risposto, nella sua relazione, alla domanda su quanta parte dei bond argentini siano stati trasferiti dal portafoglio delle banche ai risparmiatori «quando gli istituti di credito erano a conoscenza del crac imminente dell?Argentina». «Secondo un nostro sondaggio – dicono sempre all?Adusbef – il 90% dei risparmiatori italiani ignorava addirittura che ci fossero in circolazione quei titoli. E poi ci ritroviamo quei bond collocati a 450 mila persone». Altrettanto duri al Codacons: «Non è accettabile che Cardia si accorga solo adesso della carenza d?organico, dopo i crac Cirio, Parmalat, Giacomelli e milioni di risparmiatori rovinati. Gli uomini della Consob sapevano benissimo che cosa sarebbe successo con i bond di quelle società. Speriamo che la Corte dei Conti faccia luce sulla gestione della Consob».
Banche in conflitto. Cardia, invece, si è limitato a dire che, in quelle circostanze, le banche si sono trovate davanti a un conflitto di interessi e che, per il futuro, «serve più trasparenza». Quindi ha fornito alcuni dati dai quali traspare che i grandi gruppi (almeno fino al crac Parmalat) fanno sempre meno ricorso al credito bancario e, invece, si finanziano con l?emissione dei bond. Nel 1998 i bond rappresentavano il 25% dei debiti delle grandi società, ma questa parcentuale è salita al 70% nel 2002. E questi «corporate bond», cioè obbligazioni emesse dalle società, sono nelle mani dei piccoli risparmiatori, se è vero che nei portafogli dei fondi di investimento c?è solo lo 0,6%.

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