Cirio, Cragnotti resta in carcere
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Annullata con rinvio l`ordinanza di custodia cautelare del genero Filippo Fucile
ROMA ? Sergio Cragnotti rimane nel carcere romano di Regina Coeli. La Cassazione ha respinto il suo ricorso. Annullata con rinvio, invece, l`ordinanza di custodia cautelare del genero del finanziere romano, Filippo Fucile. In sostanza, la V sezione penale di Piazza Cavour ha condiviso le motivazioni sul rischio dell`inquinamento probatorio e della reiterazione del reato, in base alle quali il Tribunale della Libertà di Roma, lo scorso 25 febbraio aveva convalidato l`ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip il 10 febbraio. Sergio Cragnotti è indagato dalla Procura di Roma per bancarotta fraudolenta e truffa, ieri mattina il sostituto procuratore del Palazzaccio, Giovanni Palombarini, aveva chiesto il rigetto dei ricorsi di Cragnotti e di Fucile. Ma evidentemente gli ermellini hanno ritenuto che sia necessario rivedere le motivazioni per le quali anche Fucile è in carcere in stato di custodia cautelare. L`avvocato Franco Coppi, difensore dell`ex patron della Cirio, ha dichiarato: «Abbiamo fatto presente che non è comprensibile la diversità di trattamento tra Sergio Cragnotti e i vertici degli istituti bancari che, pur essendo coinvolti anche loro nelle stesse vicende che riguardano l`ex patron della Cirio, sono in libertà e continuano ad esercitare i loro incarichi societari». Coppi ha aggiunto che, in sostanza, è come se «i pubblici ministeri usassero i guanti di velluto con le banche e con Cragnotti, invece, la custodia cautelare». «Davanti ai giudici della Cassazione ? ha proseguito Coppi ? ho fatto anche presente che l`ordinanza di convalida della misura cautelare per Cragnotti si basa solo su motivazioni astratte». Cragnotti è stato difeso ieri mattina anche dall`avvocato, Giulia Bongiorno, che aveva sottolineato «che non c`è alcun motivo per tenerlo in carcere dal momento che il suo ruolo è stato notevolmente ridimensionato proprio dalla nuova impostazione accusatoria della Procura di Roma». «Ad avviso dei Pm ? ha spiegato Bongiorno ? Cragnotti non è più un dominus, ma un burattino in mano alle banche, altri sono i burattinai». Cragnotti, hanno sottolineato entrambi i difensori, ormai è già da tempo che è spogliato da ogni incarico societario. In particolare i legali avevano fatto ricorso contro l`ordinanza con la quale lo scorso 25 febbraio il Tribunale della Libertà di Roma aveva convalidato, nei confronti di Cragnotti, il provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip il 10 febbraio. Coppi e Bongiorno avevano chiesto la scarcerazione anche per Filippo Fucile, il marito della figlia di Cragnotti. Il sostituto Procuratore Generale della Cassazione, Giovanni Palombarini, aveva chiesto il rigetto di entrambi i ricorsi e il protrarsi della custodia cautelare. Intanto, Carlo Rienzi, presidente Codacons, in merito agli ultimi sviluppi della vicenda Parmalat, ha dichiarato ieri: «È arrivato il topolino che la montagna Bondi ha partorito: la nuova società che annega tutti i debiti e salva solo gli stabilimenti e chi ci potrà guadagnare pinguemente». Infatti mentre si parla vagamente di rimborsi al 25% per i bond infetti e avvelenati piazzati dalle banche sapendo bene che si trattava di spazzatura, si preparano grassi guadagni per chi rileverà gli impianti. «Occorre obbligare le banche, attraverso una legge che può esser approvata in 10 giorni come la Cirami ? continua Carlo Rienzi ? a trattare con i risparmiatori e non solo nei casi in cui lo vogliano, e intanto tutti i truffati della Parmalat devono costituirsi parte civile (anche attraverso l`aiuto dei legali del Codacons) contro le banche che sono le prime responsabili di quanto accaduto e sono sotto inchiesta a Parma e Milano». Delle azioni revocatorie contro le banche si parla solo per rinviarle ? fa notare il Codacons ? invece dovrebbero essere prima recuperati i miliardi che da quelle possono venire e messi a disposizione dei creditori, e poi creata la nuova società, oppure occorre creare un fondo dedicato ai creditori in cui far affluire i proventi di tali azioni.
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