Antonio Mancini e sua figlia Barbara sono accusati di rivelazione del segreto d’ufficio
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fonte:
- Il Tempo
A giudizio due geologi
SULMONA — Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, Massimo De Cesare, ha rinviato ieri a giudizio con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio Antonio e Barbara Mancini. I due geologi, padre e figlia, sono accusati, in particolare dal Codacons che si è costituito parte civile, di essersi passati la perizia effettuata sul costone di Punta Rossa a Roccaraso, lì dove doveva essere costruita la lottizzazione D’Aurora, lottizzazione al centro dell’inchiesta che portò all’arresto e al suicidio in carcere dell’ex sindaco di Roccaraso Camillo Valentini. Secondo l’accusa la perizia di Antonio Mancini, nominato come Ctu dal Tribunale di Sulmona, sarebbe uguale a quella della figlia Barbara, chiamata invece come consulente di parte dalla D’Aurora. L’11 maggio prossimo si terrà la prima udienza per un processo teso a comprendere se quelle perizie fossero così simili per un presunto passaggio di documentazione (la perizia del Ctu del Tribunale era sottoposta a segreto d’ufficio) o se più semplicemente i due arrivarono alla stessa conclusione e cioè che il costone Punta Rossa non fosse così pericoloso come lasciava intendere il sindaco Valentini. Sempre De Cesare ieri ha rinviato a giudizio Gianni Pietropaoli: l’uomo originario di Popoli ma residente a Vittorito, è accusato di detenzione abusiva di arma da fuoco. Le forze dell’ordine trovarono nell’agosto del 2004 nella sua abitazione una pistola a tamburo con tanto di proiettili: arma e munizioni che non erano legalmente detenute da Pietropaoli. A giudizio, infine, con l’accusa di omicidio colposo anche Giuseppe Campolo di Napoli: in un incidente stradale nel 2002 provocò la morte della madre e quella di un altro automobilista lungo la strada statale 17. P.I.
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