Meno 13,3% in 3 anni nella busta paga della categoria impiegati
Bruxelles. Il tasso di inflazione annua in Eurolandia è salito ad agosto al 2,1%, rispetto all?1,9% rilevato a luglio. Lo ha reso noto ieri Eurostat, precisando che per l?Ue a 15 l?inflazione è salita al 2,0% (1,8% a luglio). Lo stesso mese dell?anno precedente (agosto 2002) il tasso di inflazione era al 2,1% in Eurolandia e all?1,9% nell?intera Ue.
Secondo i dati definitivi di agosto, i tassi annuali più consistenti sono stati rilevati in Irlanda (3,9%), Grecia (3,3%) e Spagna (3,1%), quelli più bassi in Austria (0,9%), Germania (1,1%) e Finlandia (1,2%).
Il dato disponibile per l?Italia indica che il tasso d?inflazione annuo ad agosto è stato del 2,7% (quello annuo di luglio 2003 era al 2,9%), mentre su base mensile (rispetto a luglio 2003) si registra un calo dello 0,3%.
I dati comunicati da Eurostat, che confermano le stime iniziali, indicano che rispetto a luglio scorso, l?inflazione è aumentata su base annua in cinque paesi, è diminuita in sette ed è rimasta stabile in due.
Rispetto ad agosto 2002, le maggiori flessioni relative si sono registrate in Austria (dal 2,1% allo 0,9%), Danimarca (dal 2,4% all?1,5%) e Finlandia (dall?1,8% all?1,2%), mentre gli incrementi relativi più ingenti sono quelli della Gran Bretagna (dall?1,0% all?1,4%), Svezia (dall?1,7% al 2,2%) e Belgio (dall?1,3% all?1,6%).
La media più bassa degli ultimi 12 mesi è quella della Germania (1,0%), mentre in Francia è di 2,0% e quella in Italia è di 2,9%. La più alta è quella registrata in Irlanda, pari a 4,4%.
Negli Usa l?inflazione annua è stata ad agosto del 2,2% rispetto al 2,1% di luglio (dato che Eurostat però non considera direttamente comparabile con quello europeo).
Ecco di seguito una tabella con le variazioni dell?Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell?Unione europea (Ipca o hicp) su base annua (agosto 2003/agosto 2002) e mensile (agosto 2003/luglio 2003), dati in percentuale.
Intanto i consumatori proseguono la battaglia sul fronte del caro-prezzi e annunciano la possibilità di una nuova iniziativa: un altro sciopero cioè della spesa per un intera settimana. Ad anticiparlo è Elio Lannutti presidente dell?Adusbef, una delle associazioni dell?Intesa (insieme a Codacons, Adoc e Federconsumatori) che ha promosso l?iniziativa anche martedì , con lo stop agli acquisti per protestare contro «l? infinita corsa dei prezzi».
«Se le cose continuano ad andare così – spiega Lannutti – non escludiamo di organizzare un intera settimana di sciopero della spesa, così come ci chiedono anche i nostri utenti nelle loro e-mail di protesta» E, ancora – annuncia Lannutti – «potremmo anche mettere in campo una serie di boicottaggi, come ad esempio quello sui prodotti petroliferi». È infatti «inaccettabile il recente andamento dei prezzi della benzina nonostante l?euro si sia rivalutato sul dollaro del 25%».
Milano . Tutte le buste paga hanno perso la guerra contro l?inflazione, ma nell?ultimo triennio a soffrire di più sono state quelle degli impiegati che hanno perso il 13,3%. Seguono i salari degli operai (-9,3%) e le retribuzioni dei dirigenti (-7,8%). È quanto risulta dal « Rapporto sul potere d?acquisto delle retribuzioni in Itali a» realizzato dalla società specializzata Od&M per il Corriere Lavoro, in edicola con il Corriere della Sera venerdì 19 settembre. L?indagine traccia gli aumenti ottenuti da salari e stipendi negli ultimi tre anni e calcola l?inflazione ufficiale dello stesso periodo. Da questo calcolo, si legge in un? anticipazione, risulta la batosta subita dalle retribuzioni, perchè l?aumento ufficiale dei prezzi ha avuto un incremento nettamente superiore a quello degli stipendi.
I dati sono aggiornati a fine agosto 2003. La conferma del salasso del triennio viene anche dai dati dell?ultimo anno dai quali risulta che gli impiegati hanno perso il 6,3%, i dirigenti il 4,7%, gli operai il 4,7% e i quadri il 2,2%.
A differenza delle stime Istat, che analizzano i valori delle retribuzioni contrattualmente previste, i dati della ricerca di Corriere Lavoro si riferiscono agli stipendi comprensivi di tutte le voci, contrattuali e individuali, su un campione di oltre 850 mila buste paga, di tutti i settori e di tutte le regioni italiane, che rappresenta, conclude la nota, la più grande banca dati sulle retribuzioni di fatto esistente a livello nazionale.
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