17 Settembre 2003

Ma i “pentiti“ rompono il fronte




Braccia incrociate e portafogli serrati per protestare contro il caro prezzi: il terzo sciopero nazionale della spesa organizzato dall`intesa dei consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) ha riscosso un certo seguito anche a Pesaro.

«Da 20 mesi l`Intesa dei consumatori denuncia la situazione di pesante difficoltà delle famiglie a causa di paurosi aumenti tariffari e dei prezzi dei beni di largo consumo – si legge nel volantino distribuito dai portavoce delle varie associazioni che nella mattinata di ieri hanno allestito un dazebao in Piazza del Popolo -. Oggi tutti si sono accorti di un Paese in recessione, caduta dei consumi, vistoso peggioramento della condizione delle famiglia. Quindi non era allarmismo!».

L`invito rivolto a tutti i consumatori da parte dell`Intesa aveva un contenuto molto preciso: niente acquisti dalla mezzanotte del 15 fino alla mezzanotte del 16. Ma come hanno risposto ai pesaresi?

Di fronte allo sciopero della spesa la reazione dei consumatori nostrani è stata piuttosto eterogenea: da una parte si sono distinti gli imperturbabili scioperanti, in una posizione intermedia si sono collocati i sostenitori di una diplomatica “via di mezzo“ e dall`altro lato della barricata si sono schierati gli irrecuperabili spendaccioni.

I consumatori più rigorosi e arrabbiati dicono di voler resistere, con stoica fermezza, al richiamo selvaggio del consumismo e di non voler fare alcun acquisto per tutta la giornata.

Ma non tutti la pensano allo stesso modo: qualcuno confessa di aver ceduto di fronte alle lusinghe di un cornetto e cappuccino al bar, prima del proprio turno di lavoro, altri sostengono che sospendere gli acquisti per un giorno non abbia molta rilevanza e non costituisca uno strumento di pressione efficace.

«Sono d`accordo con la protesta – commenta Nicoletta Barucca, incontrata in Piazza del Popolo davanti al tavolo informativo allestito dall`Intesa -. Per tutta la giornata non farò neanche un acquisto: è ora di finirla, i prezzi stanno lievitando a vista d`occhio e io sono sempre più arrabbiata quando vado a fare la spesa per la mia famiglia».

«Acquisti? Assolutamente no – esclama Elio Cerri, segretario organizzativo della Cgil, presente ieri in piazza in veste – come rappresentante sindacale approvo e sostengo i temi della protesta e come consumatore ho rinunciato anche al caffé: gli obiettivi di questa manifestazione sono estremamente nobili e ritengo che lo sciopero sia lo strumento di pressione più adeguato per far leva sul governo».

«Ho litigato con il supermercato in cui mi reco di solito – racconta Sabino Siniscalchi – il prezzo dei prodotti acquistati al dettaglio è sempre più alto, il peso effettivo della merce spesso non corrisponde a quello indicato nella confezione e i controlli sono sempre meno frequenti. Gli esercenti stanno diventanto sempre più furbi».

Qualcuno si è astenuto integralmente dall`aprire il proprio portafoglio, i più moderati, invece, all`ora di pranzo hanno ceduto e si sono recati all`alimentari sotto casa per acquistare almeno lo stretto indispensabile.

«Ho comperato solo il pane e il latte» ammette Simona, incontrata in un piccolo supermercato del centro. Di fronte alla spirale inflazionistica che si sta attorcigliando contro i consumatori chiunque, chi più chi meno, si sente in disaccordo, ma non tutti concordano con i mezzi di protesta.

«A che serve non fare la spesa per un giorno? si chiede Federica, una giovane fruttivendola indaffarata alla cassa del negozio in cui lavora -. Protestare in questo modo non ha senso». «Possiamo arrabbiarci e battere i piedi quanto vogliamo – aggiunge Carla, una cliente “crumira“ -. I prezzi sono alti e domani, quando lo sciopero sarà finito, ci ritroveremo tutti a fare la spesa e a pagare a peso d`oro i prodotti che acquistiamo».

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