Spesa, ha scioperato un consumatore su due
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fonte:
- Il Messaggero
Spesa, ha scioperato un consumatore su due
ROMA – Il carovita trasforma l?euro in una «monetina» con un potere d?acquisto dimezzato, facendo scattare così la protesta dei consumatori che ieri hanno deciso di bloccare gli acquisti. Uno sciopero della spesa, accompagnato da un sit-in davanti Montecitorio della Margherita, e che, secondo i dati forniti dall?Intesa dei consumatori ha registrato il 47% delle adesioni dei cittadini. «Con una presenza nei negozi ridotti della metà e circa 26,5 milioni di italiani – hanno sottolineato le associazioni Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – che si sono astenuti dal fare almeno un acquisto».
Ma, se per l?Intesa lo sciopero delle spesa si è trasformata in un «trionfo», ovvero in una sorta di rivolta contri i rincari di beni alimentari, trasporti, tariffe-rc-Auto, e così via, la Confcommercio ha deciso di rinviare platealmente al mittente la protesta. Aiutata dalla Confesercenti che ha bollato polemicamente la clamorosa protesta come un flop: «Lo sciopero dei consumatori equivale allo sparare sulla croce rossa – ha dichiarato il segretario Marco Venturi – e in ogni caso ha avuto effetti limitati, con punte massime di calo intorno al 10% rispetto ai precedenti martedì». Ma a scendere in campo è stato anche il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, che, senza perdere il proverbiale self-control ha osservato: «I consumatori dovrebbero scioperare ogni giorno, ma non così.Dovrebbero farlo nei confronti dei commercianti furbi che praticano un rialzo dei prezzi non giustificato». Marzano ha poi aggiunto che per combattare i rincari ingiustificati presenterà quanto prima un pacchetto di proposte alle categorie del settore, alle Regioni e ai Comuni. Tra le idee in cantiere, la promozione del commercio elettronico, la liberalizzazione dei saldi «oggi troppo rigidi» e la creazione di distretti commerciali. Da Bruxelles, anche il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, non rinunciava ad un commento severo sulle accuse rivolte in Italia alla moneta europea: «Ormai l?euro l?ha introdotto mia nonna. Il caro prezzo continua in Italia in modo diverso da tutti gli altri paesi europei escluso uno. E quindi non so».
In base ai calcoli delle associazioni e alle rilevazioni effettuate su base territoriale in due fasce orarie (9-11 e 15-16) l`adesione è stata del 38% a Roma e Milano, del 36% a Firenze, del 40% a Bologna, del 48% a Bari e Catania, del 52% a Palermo e Cesena, del 41% a Torino, del 35% a Como, del 33% a Cagliari. La città dove il calo dei consumi è stato più forte è stata Napoli (-56%). Ad essere più colpiti, afferma l`Intesa, sono stati supermercati e negozi di abbigliamento e calzature.
Nella giornata di rivolta contro il caro prezzi, i consumatori hanno dato il via a manifestazioni e sit-in in molte città italiane. A Roma è stato organizzato un presidio davanti a Montecitorio, cui hanno partecipato molti esponenti del centrosinistra, da Francesco Rutelli a Willer Bordon a Alfonso Pecoraro Scanio, fino ai produttori agricoli della Cia e ai rappresentati dei sindacati. Unanime l`appello al governo, perchè intervenga e perchè apra un confronto con le associazioni dei consumatori. E mentre Cia e Coldiretti hanno invocato una maggiore trasparenza dei prezzi, il senatore Lauro (Fi) ha chiesto un blocco degli aumenti ingiustificati. L?Udeur ha avanzato invece la proposta di una «giornata delle donne contro il caro-prezzi».
«Il governo e le forze professionali devono tenere conto della volontà dei cittadini – ha affermato il presidente della Federconsumatori Trefiletti – per questo vogliamo aprire due tavoli di confronto: uno con il governo, per ottenere un adeguamento delle tariffe e per richiedere un bonus fiscale per le famiglie meno abbienti, e l`altro con le associazioni professionali, per stringere accordi per il calmieramento dei prezzi». Più secco il commento del presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti: «Se non si pone rimedio agli aumenti si rischia di far crescere l`odio contro la moneta unica con il pericolo di fare un referendum non a favore ma contro l`euro».
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