17 Settembre 2003

Prezzi alti, carrelli vuoti




Un italiano su due ieri ha rinunciato alla colazione al bar, alla spesa, agli acquisti. Questo è il primo bilancio della giornata di sciopero della spesa secondo l`Intesa dei consumatori, che ha promosso l`iniziativa. Una protesta sacrosanta, come l`hanno definita i sindacati.
La giornata di astensione dagli acquisti è stata infatti indetta dall`Intesa (unione della quattro associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) per protestare contro il continuo aumento dei prezzi e la conseguente riduzione del potere d`acquisto delle famiglie. E secondo i primi rilievi il calo medio dei consumi registrato ieri è stato del 30%. L`organizzazione ha controllato supermercati e centri commerciali in due fasce orarie (9 – 11; 15 – 16). E nello specifico il calo è stato del 38% a Roma e a Milano, – 56% a Napoli, – 41% a Torino, – 48% a Bari e Catania, – 36% a Firenze, – 40% a Bologna, – 52% a Palermo e Cesena, – 35% a Como, -33% a Cagliari. In totale sarebbero stati 26,5 milioni i cittadini che si sono astenuti dalla spesa, pari al 47% dei consumatori. La riuscita dello sciopero dei consumatori è contestata daI Gdo (grande distribuzione organizzata, Esselunga, Gs-Carrefour e Coop tra gli altri) e dalle associazioni dei commercianti che stimano il calo dei consumi al 10%.

I promotori della protesta (che non ha raccolto l`adesione di altri gruppi come Movimento consumatori e Comitato consumatori Altroconsumo), hanno annunciato l`intenzione di stabilire accordi con i commercianti per bloccare o ridurre i prezzi e contatti con gli enti locali per intervenire su Iva e tasse. Lo sciopero è durato 24 ore, ed è dunque finito a mezzanotte di ieri, a conti fatti nelle previsioni dell`Adoc, provocherà un mancato fatturato per 300 milioni di euro.

La giornata, tra le tante iniziative sparse per l`Italia, prevedeva anche un incontro tra le associazioni e il presidente della Commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa, («che ha promesso – ha sottolineato Carlo Pileri, dell`Adoc – una commissione d`inchiesta sul caro-prezzi e sull`Istat») e un presidio in piazza Montecitorio. Alla manifestazione hanno partecipato molti esponenti del centrosinistra, da Francesco Rutelli a Willer Bordon, da Livia Turco a Alfonso Pecoraro Scanio da Cesare Damiano ad Alfonso Gianni. Rutelli ha definito lo sciopero «un`iniziativa forte che spiega agli italiani una cosa importante: il potere d`acquisto di chi ha un reddito basso o medio sta diminuendo enormemente e bisogna intervenire per difendere pensionati e famiglie perché, a dispetto dell`inflazione dichiarata, l`inflazione reale sui prodotti di alto consumo è più alta». Alfonso Gianni che ha portato la solidarietà di Rifondazione comunista alla protesta ha assicurato che: «La questione dell`aumento dei prezzi verrà di nuovo portata in parlamento e diventerà sicuramente un capitolo discussione anche nel dibattito che riguarda la legge finanziaria».

L`Istat è infatti accusata di non riuscire a fotografare la reale inflazione del paese. «Ad agosto – ha spiegato Pileri dell`Adoc – l`istituto ha rilevato un`inflazione (solo) del 2.8%. Ma come ci si può fidare di un istituto statistico che mette nel paniere dei beni monitorati per calcolare l`inflazione, per esempio, il modem, che ormai non è più in vendita?».

«E` sotto gli occhi di tutti – ancora Pileri – i prezzi sono aumentati con l`ingresso dell`euro e continuano ad aumentare. Solo il governo non se ne accorge o fa finta di non accorgersene. E francamente dichiarazioni come quelle del ministro del Welfare Roberto Maroni, («martedì la spesa la farò sicuramente»), denotano l`arroganza del governo verso tutti gli italiani».

«Ora – ha aggiunto il presidente della Federconsumatori, Rosario Trefiletti – bisogna agire. Vogliamo aprire due tavoli di confronto: uno con il governo, per ottenere un adeguamento delle tariffe e per richiedere un bonus fiscale per le famiglie meno abbienti, e l`altro con le associazioni professionali, per stringere accordi per il calmieramento dei prezzi».

Alla protesta hanno aderito anche i sindacati e gli agricoltori (Cia e Coldiretti) che in numerose città hanno offerto prodotti a prezzi di produzione (dal produttore al consumatore) e le associazioni di utenti dei servizi pubblici (anche gli aumenti incontrollati delle tariffe contribuiscono ad erodere i portafogli delle famiglie). Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ha affermato che «serve che il governo proponga misure che tengano sotto controllo la dinamica dei prezzi e che per quello che può anche la dinamica delle tariffe». Ed Epifani ha indicato un`identità di vedute con Cisl e Uil sul fatto che questo sia uno dei nodi chiave per il futuro del paese.

Le soluzioni del governo? Il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano non crede nell`allrme prezzi ed ha annunciato la nascità dell`Osservatorio costituito dal ministero, le categorie, le regioni e i rappresentanti dei consumatori: «Penso che si debbano studiare alcune linee d`intervento, come la maggiore concorrenza, la diffusione del commercio elettronico che riduce costi e prezzi, la iberalizzazione dei saldi. I negozianti si organizzino in distretti in modo da ottenere prezzi di fornitura più bassi». Ma il problema resta, come ha osservato il segretario del Prc Fausto Bertinotti, la circolazione in Italia di due monete: «l`euro, quando siamo in veste di consumatori, e la lira quando siamo in veste di lavoratori e ci pagano gli stipendi». E in un paese dove il tasso di inflazione programmato (mistificato) viene rispettato solo per stipendi e pensione, tra bollette e spesa quotidiana, non si riesce più a risparmiare. Perché? «L`euro è entrato in vigore in dodici paesi ma solo in Italia si è fatta l`equazione mille lire uguale un euro. Sono mancati i controlli» ha denunciato Elio Lannutti, presidente di Adusbef. E pensare che Romano Prodi continua a ripetere che la colpa non è dell`euro.




Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this