17 Settembre 2003

«Negozi deserti»

«Negozi deserti»

Per l`associazione calo delle vendite del 30%. I commercianti: «Non è vero»

LO SCIOPERO DELLA SPESA




TRENTO. A Trento lo sciopero della spesa proclamato a livello nazionale da Intesa Consumatori ha portato ad un calo delle vendite che oscilla tra il 25 e il 30%: questo il dato indicato a fine giornata da Federconsumatori. Cifra normale per un martedì, secondo i commercianti. Ma la percentuale poteva raddoppiare, se solo i cittadini avessero capito di essere loro, e non i negozi, i protagonisti di ieri.
Resta il fatto che l`astensione dai consumi questa volta ha fatto storia, in Italia come a Trento. Due i precedenti fallimentari: lo sciopero della spesa passò quasi inosservato nel 2001. All`inizio di quest`anno, in città si registrò un calo pari al 10%. Ma il terzo ciak è stato quello buono, con una flessione del 25- 30%, secondo Federconsumatori. Al di là dell`ufficialità del dato (che comunque a livello nazionale si attesta su una partecipazione all`iniziativa del 47%), un fatto è certo: i trentini sono passati dalle parole ai fatti. Se per mesi si sono lamentati del caro vita, ieri hanno dato prova di aver raggiunto una certa consapevolezza circa l`influenza delle loro scelte sull`economia locale. E così ieri sono stati davvero in molti quelli che per le casse di supermercati ed esercizi di vario genere non ci sono proprio passati, se non per effettiva necessità. E questo è quello che è successo al supermercato, dove però le informazioni sono, per così dire, passate male. Parecchie le telefonate agli esercizi in questione a caccia di informazioni. La domanda ricorrente? «Susi, ma oggi siete aperti o fate sciopero?». Un po` di confusione nel capire a chi spettava il diritto di protesta, insomma. «Un vero peccato – dice Pasquale De Matthaeis, rappresentante provinciale di Federconsumatori e Codacons -. Senza questo qui pro quo l`astensione sarebbe potuta arrivare anche al 60%». Un ottimismo suffragato dai fatti. Il presidio informativo di piazza Pasi – organizzato dalla Federazione aderente all`Intesa – ha incontrato il consenso di molti cittadini. Chiedevano lumi sul perché del caro vita in città, e volevano saperne di più sulle nuove iniziative promosse da chi difende i consumatori per dare la caccia a chi fa il furbo. D`altra parte le premesse di questa mobilitazione erano chiare: invitare il cittadino a manifestare un disagio che diventa, di giorno in giorno, più insostenibile.
Questo dal fronte piazza. Eppure nei supermercati era difficile davvero accorgersi che i consumatori avevano messo sotto chiave il borsellino. Le solite code alla cassa, i soliti carrelli mezzi pieni. I commenti di sempre. Quelli delle casalinghe o dei pensionati, che a fare di conto ci sono abituati da sempre e che poi, allo scoccare del mezzogiorno, devono pur dare qualcosa in pasto ad una ciurma affamata. Maria Rita, pensionata di Povo: «Mi rendo conto che sono dei ladri, ma devo pur mangiare». Molti anche quelli alle strette. Franca, impiegata di Trento: «Non avevo niente in casa, dovevo fare la spesa per forza». «Non sapevo ci fosse sciopero. Altrimenti avrei aderito», spiega Claudio che di mestiere fa lo studente ad ingegneria. Tutte giustificazioni valide. Eppure s`è comprato e s`è consumato. L`astensione dalle spese non si fermava ai supermercati, ma spaziava. Si poteva scegliere di non acquistare le sigarette, oppure privarsi della tazzina di caffè. Dei piccoli vizi e piaceri quotidiani, insomma. Risultato? Bar pieni e tabacchi a regime. Come mai? «Perché è un capriccio, me ne rendo conto – spiega la signora Mariella mentre sorseggia un moro -. Ma però io lo sciopero lo ho fatto. Oggi non ho fatto la spesa». Il fronte delle signore di una certa età sembra essere quello più organizzato. «Ho preso ieri quello che mi serviva», dice la signora Carla di Villazzano. Che cosa è rimasto della giornata di ieri? Un certo decisionismo da parte dei cittadini nel tintinnio di un euro che si tuffa in cassa.

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