16 Settembre 2003

Oggi il giorno senza acquisti voluto dalle sigle di Intesa

E i consumatori ?scioperano?: niente spesa
Oggi il giorno senza acquisti voluto dalle sigle di Intesa: con loro Cgil, Cisl, Uil, Federbancari, Ds e Verdi








ROMA – Sciopero della spesa, oggi si replica. L?Intesa dei consumatori conferma la clamorosa protesta organizzata in tutta Italia contro il caro-prezzi che sembra non conoscere limiti, e confida che le adesioni salgano anche oltre la quota di 10 milioni toccata con il primo sciopero, qualche mese fa. Il fronte di chi invita a partecipare è molto largo, ma qualcuno si dissocia. Favorevoli all?iniziativa Cgil, Cisl e Uil, per una volta compatte, la Confsal, la Federazione bancari, e tra i partiti i Ds e i Verdi. Contraria la Confesercenti, mentre per il governo il ministro Maroni annuncia, a Radio Padania, che oggi non lascerà il portafogli in tasca, ma anzi farà acquisti (forse più che in una giornata normale, i negozianti sono avvertiti).
Le quattro associazioni che compongono l?Intesa puntano il dito contro i rincari di frutta e verdura, che hanno ridotto i consumi del 25% in un anno, ma anche contro gli aumenti esagerati dei libri e dei corredi scolastici, oltre che della benzina, in costante ascesa malgrado il petrolio resti stabile a 27 dollari il barile e l?euro si sia rivalutato del 15% sulla moneta Usa, rispetto all?autunno 2002. Sempre ?sorvegliata speciale? è la Rc auto, in attesa che a ottobre scatti la prevista verifica delle tariffe tra i rappresentanti delle compagnie e degli utenti. Se le polizze non caleranno, – si avverte – partirà un?ondata di cause davanti ai giudici di pace perché venga rimborsato il 20% dei premi.
Che conseguenze avrà la protesta di oggi? Secondo l?Unione nazionale consumatori, che non fa parte dell?Intesa e più che lo sciopero totale consiglia un?autoriduzione delle compere, i commercianti potrebbero perdere 300 milioni di euro, visto che in media gli italiani spendono 900 milioni al giorno. Come settori da ?punire? l?Unc indica bar, ristoranti, pizzerie, negozi di abbigliamento e calzature. A chi non potrà fare a meno di recarsi al supermercato si consiglia di consultare l?elenco delle offerte promozionali, che per legge deve essere esposto. Ma meglio sarebbe ricorrere ai mercatini rionali e in particolare ai banchi dei produttori di ortofrutta, che in tarda mattinata tendono a praticare sconti. E, a scorno del ministro Tremonti che, se potesse, dichiarerebbe guerra alla Cina, l?Unc consiglia i manufatti provenienti da quell?immenso Paese per il semplice motivo che hanno prezzi imbattibili.
I sindacati spingono i loro iscritti ad acquistare solo le cose assolutamente indispensabili. Marigia Maulucci (Cgil) accusa il governo di essere «il grande responsabile della crisi economica e della conseguente inflazione» e annuncia l?adesione alle manifestazioni organizzate a Roma e in altre città. Anche Raffaele Bonanni (Cisl) se la prende con l?esecutivo, che «scelleratamente» sta mettendo a rischio la politica dei redditi. Giuseppe Moretti (Uil) garantisce la partecipazione al sit-in davanti a Montecitorio, poiché «bisogna arginare gli aumenti che bruciano per mille euro all?anno il potere d?acquisto delle famiglie». Un altro sindacato, l?autonoma Confsal, dà una spiegazione, per la verità non inedita, dell?ondata di rincari che si è abbattuta sui cittadini: «Le vecchie mille lire sono state confuse con un euro». In piazza con i consumatori sarà pure la Cia (Confederazione italiana agricoltori), mentre la Coldiretti allestirà banchi di frutta e verdura con prezzi ?trasparenti?. Schierati con chi protesta, infine, Ds e Verdi, mentre si oppone la Confesercenti, che giudica lo sciopero «inutile e ingiustificato» e respinge «la campagna denigratoria contro i commercianti».

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