16 Settembre 2003

Scioperp della spesa

Che negli ultimi anni i costi a carico delle famiglie siano cresciuti lo certifica anche l`Istat secondo cui, dal 2000 al 2002, la spesa per le famiglie è cresciuta del 16,2%. Analizzando le componenti della spesa mensile, le maggiori uscite sono state determinate dagli acquisti di alimentari e bevande, la cui voce è cresciuta del 23,9%, e dalla voce “abitazione“ che occupa il 23,1% del totale delle uscite mensili. In media, oltre 500 euro che se ne vanno per affitto, condominio e interventi di manutenzione, i quali secondo l`Istituto, insieme ai canoni, hanno alimentato la consistente crescita di tale componente: il 6,8% in un anno con manutenzioni e riparazioni cresciute oltre il 20%. Questo senza considerare le variazioni del 2003 che, secondo una stima del Codacons, comprendendo bollette e servizi di pubblica utilità, hanno appesantito il bilancio domestico di quasi 1.400 euro. Altro campanello d`allarme, quello lanciato dal Coordinamento dei consumatori secondo cui in due anni, le famiglie hanno “investito“ 1.900 euro in trasporti, tariffe locali, rc auto e utenze.
Da qui l`agitazione contro il carovita, con Adiconsum. Adusbef, Codacons e Federconsumatori che propongono il black out totale del consumo, invitando i cittadini a tagliare una serie di acquisti e spese: dalla colazione al bar al collegamento internet, dai parcheggi a pagamento al parrucchiere, dalle operazioni bancarie al cinema; rimandando a domani l`acquisto di abbigliamento e calzature. «Perugia si è confermata una delle città più care d`Italia», fa notare Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. «Per questo serve una presa di coscienza dei cittadini su ciò che acquistano e su quanto pagano». Un segnale di protesta che verrà levato anche dai due sit in previsti a Perugia, in piazza della Stazione Fontivegge, ed a Foligno, in piazza della Repubblica. A Terni, invece, le quattro associazioni hanno organizzato un volantinaggio all`ingresso dei principali supermercati e centri commerciali.
La causa è stata “sposata“ anche da Confederazione italiana agricoltori e Coldiretti. «La nostra è una risposta alla domanda di trasparenza sollecitata dalle associazioni impegnate nello sciopero dei consumi», fa sapere la Coldiretti dell`Umbria. L`organizzazione sarà presente nei due sit in con banchi di frutta e verdura etichettate con l`indicazione del prezzo pagato agli agricoltori. «Un sistema che permetterà ai consumatori di fare il confronto con il prezzo al dettaglio, evitando che la difficile situazione produttiva di questi ultimi mesi diventi l`alibi per aumenti ingiustificati». Lo sciopero servirà anche a levare la voce dei cittadini contro il governo centrale e regionale. «Chiediamo un bonus di 1.500 euro da destinare alle famiglie più deboli – dice Salvatore Lombardi di Federconsumatori – e misure immediate per avviare la riduzione dei premi rc auto. Alla Regione chiediamo un Osservatorio che funzioni e un tavolo di concertazione che veda fianco a fianco tutta la catena di distribuzione».
Il Coordinamento dei consumatori (Adoc, CittadinanzAttiva, Confconsumatori, Lega e Movimento consumatori) propone ai cittadini una sorta di black out energentico e dei servizi di pubblica utilità (trasporti, telefono, poste) chiedendo al Governo interventi per rivedere il sistema tariffario di carburanti e gas metano, esortando la Regione a patrocinare il recente accordo firmato il primo settembre con Confcommercio per il controllo dei prezzi. Appoggio allo sciopero anche da Cgil, Cisl e Uil che ha anche istituito uno sportello telefonico (0755730115) cui segnalare i rincari ingiustificati.
Escono dal coro, con una posizione molto critica, i commercianti. «É un`azione demagogica – sostiene Leandro Porcacchia, segretario Confcommercio di Terni – che tende a mettere in cattiva luce l`anello più debole della catena distributiva mentre occorrerebbe riflettere sull`impatto che crea su famiglie e imprese il nuovo Sistema idrico integrato, ma anche la fiscalità locale (Tarsu, addizionali Irpef) ed i trasporti. Se alcuni aumenti ci sono stati non sono stati inventati: in pochi sanno ad esempio che i listini dei negozianti di abbigliamento sono cresciuti del 30% (un aumento praticato dagli industriali, non da noi) e che in 11 anni il caffè espresso al bar è passato da 1.300 all`equivalente di 1.400 lire».

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