16 Settembre 2003

«Per un giorno, salvate il portafoglio»

«Per un giorno, salvate il portafoglio»




Roma. Né cappuccino, né cornetto al bar, ma neanche serata in pizzeria né al cinema: oggi, terzo sciopero nazionale della spesa, indetto dall`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) per protestare contro l`inflazione e il caro-vita, contro l`erosione del potere d`acquisto di salari e pensioni.
Come si sciopera? Lo hanno spiegato ieri le organizzazioni dei consumatori in una conferenza-stampa. Rinunciare alla colazione al bar, evitare ogni tipo di operazione in banca, rinviare al giorno successivo il «pieno» di benzina, non andare al mercato, disertare i negozi di abbigliamento. E naturalmente niente pizzeria o ristorante, preferire la tv di casa al cinema. Se possibile, rinviare i viaggi in autostrada e in treno. L`obiettivo, spiegano i rappresentanti dell`Intesa, è quello di «salvare il portafoglio per un giorno, ma anche per testimoniare l`insofferenza delle famiglie per il carovita.
L`agitazione è infatti contro i rincari, ma anche a sostegno di alcune rivendicazioni: un «bonus» fiscale di 1.500 euro per tutti i redditi inferiori a 15 mila euro; la restituzione del «drenaggio fiscale», cioè degli aumenti di tasse dovuti all`inflazione; riduzione dei prezzi dei carburanti di 7,5 centesimi il litro, controllo delle tariffe rc-auto, blocco delle tariffe dei servizi pubblici.
Lo sciopero della spesa era stato programmato da tempo, ma arriva il giorno dopo la conferma, da parte dell`Istat, di un tasso d`inflazione annua del 2,8 per cento a fine agosto. In una nota, l`Istat spiega che i prezzi dei servizi sono cresciuti ancora di più: il 3,8 per cento su base annua.
Secondo i dati Istat, la «capitale dell`inflazione» è Napoli con un tasso annuo del 3,6 per cento, ma un`altra graduatoria dell`Unione nazionale consumatori, relativa al mese di agosto, vede al primo posto Fermo nelle Marche, con un tasso del 3,5 per cento e all`ultimo Roma con lo 0,1 per cento. I consumatori hanno elaborato una tabella con gli aumenti più vistosi registrati prima e dopo l`entrata in circolazione dell`euro. Tra dicembre 2001 e settembre 2003, i pomodori sono rincarati dell`86,7 per cento; le patate del 61,3 per cento. La colazione al bar (cornetto e cappuccino) costa in media il 18 per cento in più. Una pizza Margherita costa l`81,5 per cento in più. Il cinema domenicale è aumentato del 35,5 per cento.
A giudicare da queste cifre, siamo di fronte a un`«inflazione da euro», cioè a un fenomeno che dovrebbe esaurirsi. Ma i consumatori, ai quali si sono associati i sindacati, tornano a insistere: il cambio lira-euro (1.936,27) è stato arbitrariamente corretto, fingendo che l`euro valga mille lire. Per questo molti prezzi risultano quasi raddoppiati. Anzi, ci sembra azzeccata una dichiarazione apparentemente paradossale di Fausto Bertinotti, secondo cui «siamo ancora retribuiti in lire, ma facciamo la spesa in euro». I consumatori se la prendono con i commercianti, ai quali sperano di far perdere oggi, con lo sciopero della spesa, 300 milioni di euro.
Oggi a Palermo, la Coldiretti offrirà, dalle 10 alle 13, un quadro dettagliato di frutta e verdura correttamente etichettate, insieme con l`indicazione dei prezzi pagati agli agricoltori. Dal canto suo, il presidente della Confconsumatori Sicilia, Carmelo Calì, sottolinea che «gli italiani non sono polli da continuare a spennare».
Ieri mattina, ci è capitato di vedere in tv il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, mentre spiegava che i commercianti, in maggioranza, non vendono beni di loro produzione e non possono sfruttare i consumatori, perché la loro esistenza dipende da questi. Bisogna anche tener conto che molti prodotti alimentari sono importati e quindi costano di più.
Nel mercato più vicino a casa, abbiamo trovato asparagi del Nord Africa e fagiolini del Perù! La «guerra dei prezzi» non li farà scendere. Occorre promuovere la concorrenza, liberalizzare i servizi, detassare i consumi essenziali, puntare sulla politica dei redditi e sul rilancio dei consumi.

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