Vivere costa 2817 E in più
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fonte:
- Il Giorno
COMO ? «Secondo noi l`elemento di maggior peso nell`aumento dell`inflazione è l`ultimo della filiera, quindi i rivenditori, che siano piccoli commercianti o grande distribuzione. Ovviamente senza criminalizzare nessuno. La manifestazione che viene promossa per martedì prossimo vuole essere un segnale forte anche nei confronti del Governo perchè l`impatto dell`inflazione è ben superiore a quello che ci viene fatto credere dall`Istat. Ed anche un invito alla popolazione a capire che esiste la possibilità di contenere i consumi». E` quanto affermano i rappresentanti delle associazioni dei consumatori comaschi, Giuseppe Doria dell`Adoc, Mauro Antonelli della Codacons, Mara Merlo della Federconsumatori che invitano i cittadini comaschi ad aderire in massa allo «sciopero della spesa» indetto per martedì 16 settembre.
«Il costo della vita – hanno detto i rappresentanti delle associazioni dei consumatori – cresce a dismisura e nessuno interviene, nessuno riesce a fermarlo. L`Intesa dei consumatori ha deciso che bisogna dire basta, bisogna fare interventi più decisi nei confronti delle amministrazioni locali e del governo centrale. Oggi una famiglia di quattro persone, con due stipendi, riesce a fatica a tirare la fine del mese. In base ad uno studio da noi effettuato per quanto riguarda la città di Como l`aumento delle uscite per una famiglia media lariana è stato di 1.381 euro dalla fine del 2002 al 31 luglio 2003. A questi si aggiungeranno 1.436 euro previsti fino al 31 gennaio 2004. Totale 2.817 euro in più. Quindi ogni comasco ogni mese è costretto a sborsare qualcosa come 235 euro in più rispetto all`anno scorso. Un impatto devastante in quanto i salari e gli stipendi sono rimasti tali e quali».
Ma accade solo da noi?
«Non esistono situazioni simili in altri Paesi europei e quindi da noi esiste un elevato rischio di conflittualità sociale. Facciamo quale esempio. Una famiglia media di Como rispetto all`anno scorso spende 24 euro in più per la luce, 46 in più per il gas, 70 per i servizi bancari, 308 in più per abbigliamento e calzature, 496 in più per l`abitazione, 103 in più per l`assicurazione auto, 585 in più per i consumi alimentari. E queste sono solo alcune voci. Per non parlare, poi, degli aumenti degli articoli scolastici. Il problema dell`ortofrutta è solo un esempio, la punta di un iceberg. Senza dimenticare che l`inflazione di oggi riguarda soprattutto i generi di prima necessità e quindi colpisce le categorie più deboli».
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