Le case editrici modificano i numeri delle pagine
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fonte:
- L`Unione Sarda
Ormai li vendono a peso: tot chili di libri, altrettanti chili di lingotti d?oro. «Nessuno parli di diritto allo studio, non prima di aver visto i prezzi dei testi scolastici», tuona Francesco Floris, preside del liceo classico ?Siotto?. Non è il solo, tra i capi d?istituto, a combattere l?inutile crociata contro il caro-libri, che anche quest?anno metterà in ginocchio le famiglie di molti studenti. Un testo di francese costa 25 euro, le Zwirner di algebra 21,5, una grammatica-sintassi arriva a 28 e per quella greca bisogna sborsarne 26. Un salasso, che si ripete puntualmente a settembre di ogni anno, e il 2003 non fa eccezione.
Chi può, si organizza con frequenti visite ai mercatini dei testi usati, ma le case editrici non sono abitate da ingenuotti e fanno partire le contromisure: anno nuovo, edizione nuova, e i numeri di pagina non corrispondono più. Così, tanto per costringere gli sventurati studenti a tirare fuori i soldi per il libro nuovo. «Non tutti lo fanno», sorride Giulio Uras, responsabile di Azione studentesca Hobbit e del loro mercatino dei testi usati in via Mameli 169, «molti ragazzi comprano la vecchia edizione senza pensarci nemmeno un momento. Giovedì una signora ci ha portato trenta libri: noi vendiamo per primi quelli degli studenti meno abbienti e non guadagniamo un centesimo».
Questa storia delle edizioni nuove, però, innervosisce anche chi a scuola non studia, ma insegna o coordina. Tra loro c?è Cristina Mereu, da pochi giorni preside del liceo scientifico ?Pacinotti?: «La questione dei libri di testo sta diventando una vera emergenza: i nuovi rincari, sommati a quelli del costo della vita, incidono pesantemente sul diritto all?istruzione». Aggiunge, la preside, che «il sistema è da rivedere».
Su come rivederlo, ha qualche idea Francesco Floris: «Basta con le liste concordate dal ministero dell?Istruzione e dalle case editrici», tuona il preside del ?Siotto?, «le scuole dovrebbero essere libere di scegliere i libri che vogliono, comprese le edizioni economiche. Queste imposizioni fanno a pugni con l?autonomia e, dal punto di vista didattico, a volte è più utile Internet che il testo scolastico». In Francia i libri costano molto meno, obietta Floris, «e se una scuola ne adotta uno economico, i librai non la scannano. E poi, basta con le edizioni di carta patinata e a colori: a che cosa servono?». A giustificare i prezzi mostruosamente alti, sorridono con amarezza al Codacons, «tanto non esiste alcun legame tra il prezzo di copertina e il testo che si sta acquistando», chiarisce meglio il segretario regionale, Giorgio Vargiu.
Chi, del caro-libri, non ne fa un problema è Salvatorangelo Manai, preside dell?istituto tecnico per geometri ?Nervi?: ci sono i ?tetti? di spesa per il primo anno, sostiene (li pubblichiamo nel grafico qui a fianco), «e fare un sacrificio è necessario per potersi garantire un?istruzione». Aggiunge, però, che «qui al Nervi non siamo fiscali con le edizioni: quelle degli anni precedenti vanno benissimo».
Piuttosto, il problema non finisce col prezzo di copertina dei testi, perché sono da acquistare anche i vocabolari. I più ?economici? costano cento euro e i più sfortunati sono gli studenti del classico: servono i vocabolari di italiano, latino, greco e lingua straniera. E anche un florido conto in banca.
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