Proibito il pesce azzurro, comprate peperoni
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fonte:
- Il Mattino
Il borsino della spesa gioca costantemente al rialzo. Euro o non euro, infatti, i prezzi anche dei beni di prima necessità sono saliti alle stelle tanto che, stando agli ultimi calcoli condotti dall?Intesa Consumatori (Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons), il 2003 è destinato a passare alla storia come l?anno della stangata. Quella con la S maiuscola. Autunno nero, quindi, all?insegna del carovita più alto degli ultimi anni, alla faccia del 2,8 per cento di inflazione rilevato dall?Istat.
In vetta alla classifica degli articoli off limits, comunque, si confermano i generi alimentari. Gli aumenti, comunque, a sentire i negozianti, si verificano direttamente alla produzione o, al massimo, ai mercati generali. Complice anche l?ondata di siccità che ha colpito il paese, tra la frutta, solo pesche e uva sono ribassati (nel primo caso, un chilo costa da 60 centesimi a 2 euro, nel secondo tra 1,20 e 1,40), mentre le pere non si trovano a meno di 2,40; i kiwi a 3; i fichi d?India a 2,65; le prugne a 1,70 e le noci a 2,85.
Anche gli ortaggi mantengono prezzi alti. Pomodori in testa (i lunghi vanno a 1,60, quelli per l?insalata anche a 4,80 e i pachini a 3). Per non parlare della verdura: se ci fa eccezione per i broccoli (1,50), i fagiolini (da 3,50 fino a 7,50) rappresentano il chiaro segnale dell?andamento in crescendo del mercato. «Molto dipende anche dall?onesta del rivenditore ? spiega Bonaventura Gigantino, che ha una bottega di frutta e verdura in via Iannuzzi a Torrione ? al mercato i costi sono più elevati, ma se ci si mette un rincaro eccessivo, è chiaro che la merce diventa inacquistabile. Il mio consiglio è di comprare i prodotti di stagione, come melanzane e peperoni che si vendono tra 1 e 1,20 euro».
Dello stesso avviso anche Salvatore Apicella, salumiere: «Sono in piazza da anni e non ho mai sentito che le persone si lamentano così tanto. I prodotti ci costano di più, ma se si applica un ricarico onesto, la gente si fida». Ad essere lievitato, poi, è anche il prezzo del pesce. «Per un chilo di alici ? affermano Tonino Scannapieco ed Emilia Abate della pescheria «?U lupino» di via Mantenga ? prima della moneta unica bastavano 40mila lire mentre adesso non scendono mai al di sotto dei 40 euro. E ad essere raddoppiati i prezzi dei frutti di mare e il pesce azzurro». Conti alla mano, infatti, gli scorfani arrivano a 19, le sogliole a 23, mentre i gamberoni toccano cifra tonda (30). Più economiche, invece, orate (10), spigole e ricciole (entrambe 16).
Da paura anche gli aumenti dei consumi di bar e pasticcerie. Lo conferma Vincenzo Iannonne del «Bar Wimpy». «Caffè e cornetto sono stabili e costano sempre 60 centesimi, ma sugli alcolici c?è un rincaro pari almeno al 20 per cento. Certo, il prezzo dipende dalla marca, eppure bevande che prima costavano 2mila lire, ora sono arrivate a non meno di 1,30 euro». Stabile, al contrario, il mercato della carne. Manzo o maiale, non c?è differenza. «Le fettine andavano a 20mila lire ? sottolinea Alfonso Santoriello, che ha una macelleria in via Posidonia ? e sono addirittura diminuite a 10 euro, così come le costatelle si mantengono tra i 5 e i 6,20. È chiaro che i tagli più costosi, tipo il roast beef, sono rimasti cari e costano comunque 12 euro». Non presenta grossi aumenti neppure la vendita dei fiori. «C?è crisi a causa del caldo eccessivo di questa estate e poiché si è venduto poco, gli articoli si trovano a prezzi accessibili», dice Orlando Pierro, fioraio di piazza Sant?Elmo. E giù con una lista di prezzi. Rosa, girasole, orchidea o lilium costano 1 euro; le piante, invece, oscillano tra i 5 e i 30, mentre addobbare la chiesa per un matrimonio significa spendere tra i 550 e i 650 euro. Insomma, i rincari riguardano proprio tutti i generi. E l?unica contromisura, almeno a carattere dimostrativo, sembra essere lo sciopero della spesa.
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