I conti non tornano
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fonte:
- Il Resto del Carlino
ROMA ? Le retribuzioni crescono, ma meno dell`inflazione. Anche i prezzi industriali, causa petrolio, tornano a salire, ma il trend annuale resta a meno della metà di di quelli al consumo. E intanto una nuova indagine dei consumatori stima a 2.800 euro il conto aggiuntivo per una famiglia media per colpa dei rincari di quest`anno. I prezzi dei prodotti industriali a luglio, informa l`Istat, sono cresciuti dello 0,2% rispetto a giugno e dell`1,3% su luglio 2002. L`Istat spiega che si tratta del primo rialzo congiunturale dopo tre flessioni consecutive «determinato in gran parte dal rialzo del prezzo del petrolio e dall`apprezzamento del dollaro». Al netto delle componenti prodotti petroliferi ed energia elettrica, gas e acqua, la variazione congiunturale è nulla, mentre quella tendenziale è pari a +1%.
Le retribuzioni contrattuali orarie e quelle per dipendenti a luglio, intanto, sono cresciute entrambe del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell`anno scorso, a fronte di un tasso di inflazione nel mese del 2,7%. L`Istat precisa che l`aumento su giugno è stato dello 0,8%, il più alto dal luglio del 2000 e dovuto all`entrata in vigore di diversi accordi. L`aumento tendenziale, invece, è il maggiore da febbraio (+2,2%): negli ultimi 4 mesi l`aumento tendenziale era stato sempre dell`1,7%.
La corsa al rialzo dei prezzi non si arresterà e costerà alla famiglia media italiana 1.436 euro nei prossimi sei mesi. Una cifra che, sommata ai 1.381 euro spesi dal primo gennaio al 31 luglio 2003, porta le uscite extra di ogni famiglia a quota 2.817 euro in poco più di un anno. I dati sono contenuti in uno studio dell`Intesa dei consumatori. Un`autentica stangata, secondo l`Intesa (che raggruppa quattro associazioni: Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) corrispondente a un aumento reale del costo della vita di quasi il 12%, contro un`inflazione del 2,8% misurata ad agosto dall`Istat e un tasso programmato che il Dpef colloca per il 2004 all`1,7%.
Tra i settori dove sono attesi i maggiori rincari, al primo posto figura l`alimentare (+12,1%, dopo l`11,9 dei primi sette mesi 2003) per gli effetti della siccità che non si sono ancora scaricati sui mercati e che si faranno sentire in autunno-inverno. Seguono la scuola (+9,1% dopo l`8,7 applicato fino a oggi), alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+7,8 per cento che andrà ad aggiungersi al 4,5).
Questa dell`inflazione sta diventando una barzelletta dove ognuno spara la cifra più grossa» replica il presidente della Confesercenti, Marco Venturi. Anche se poi ammette che «alcune tensioni ci sono state, ma – aggiunge – in alcuni settori ben precisi e per cause ben identificabili: l`ortofrutta per le condizioni metereologiche, i trasporti per le tensioni sul petrolio».
Mettere da parte balletti di cifre e rimpalli di responsabilità sulla questione è quel che chiede anche Confagricoltura, convinta che ora occorra «un`analisi rigorosa sui processi di formazione dei prezzi al consumo senza la quale è impossibile varare provvedimenti incisivi e risolutivi».
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