Coppa Italia: oggi non si gioca. Gli ultras già sul piede di guerra
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fonte:
- Gazzetta di Parma
Coppa Italia: oggi non si gioca. Gli ultras già sul piede di guerra
ROMA – Stadi chiusi, squadre al mare e arbitri alle prese con rapporti in bianco mentre il Totocalcio compila comunque le sue schedine e promette 13 e tredicissimi da quote popolari: è la prima domenica del dopo-decreto, l`antipasto dei campionati corretti, rivisitati e ridisegnati.
Per ora ci vanno di mezzo la Coppa Italia e il concorso numero 2 dei Totoconcorsi ma il rischio resta alto per tutto il sistema del pallone: è la serie B che guida compatta la rivolta ma c`è qualche segno di solidarietà anche dalla A, dai piccoli della prima divisione, mentre Sky, la nuova tv che ha praticamente il monopolio dei tornei «via cavo» va, un po` come la schedina virtuale, per la sua strada, aspettando segnali di tregua o, più ragionevolmente, di compromessi ancora lontani.
Ma i club medio-piccoli, per ora, non mollano, la guerra continua e incalza la scadenza del via ufficiale del grande business.
E il week-end non prevede sorprese: c`è chi (Naldi, presidente del Napoli) auspica un passo indietro e una B a 21 squadre e c`è il pacchetto delle «diciannove ribelli» di serie B che incassa la solidarietà del Lecce di serie A (doveva giocare col Brindisi, B) e dell`Ancona (A, avrebbe incontrato la Sambenedettese). Entrambe sono neopromosse e per entrambe, squadre di «confine», è giusto solidarizzare con quelle società a loro più vicine.
C`è poi chi lavora a un accordo per il 2004-05, la A a 20 aumentando subito le promozioni e la B a 22.
Fantasie? Certo la politica resterà a guardare tanto che sul caos si alza la voce del premier che ha firmato il decreto.
Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si chiama fuori, giudicando che «i presidenti della B che vogliono bloccare il campionato sono liberi di gestirsi il loro futuro».
Del resto anche il ministro Giuliano Urbani la pensa così: augurandosi che «il buon senso prevalga», assicura che «il governo non pensa nè vuole fare di più oltre il decreto salva-calcio» il cui cammino parlamentare (dovrà essere convertito in legge) appare sempre più irto di ostacoli e probabili veti.
Tuttavia non è soltanto caos di regole e numeri da incasellare in questo o quel torneo: le tifoserie si scaldano e preparano proteste per dare peso al proprio campanile.
A Roma tre ultrà del Martina Franca, la squadra rimasta in C1 per far spazio alla Fiorentina in B, si sono incatenati davanti alla Federcalcio. Gesto simbolico, il loro, ma altri studiano, da Vicenza a Livorno, che addirittura mette i lucchetti allo stadio per non far giocare il Genoa, da Palermo a Trieste, atti più sostanziosi. Come il Cesena (C1, nessuna diversa pretesa) i cui ultras hanno teso un agguato a quelli del Modena al termine dell`amichevole di ieri: risultato contusi e auto danneggiate, è il primo incidente della stagione che non è nemmeno iniziata.
Infine si fa viva l`Intesa dei consumatori, il cartello nato per l`occasione delle Associazioni che difendono i cittadini. L`Intesa si scaglia sulla «grottesca confusione» creata da Carraro e Petrucci, presidenti del calcio e del Coni, a danno dei «consumatori di calcio».
Questa, in sintesi, l`ennesima giornata «ad alta tensione» di questa telenovela che sembra non finire più. Si attendono, ora, gli sviluppi dell`estate più difficile del calcio italiano.
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