QUATTRO RAGIONI PER DIRE NO
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fonte:
- Il Messaggero
DUE GIORNI fa il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi ha avanzato la proposta di aumentare, nei prossimi quattro anni, le tariffe autostradali e quelle ferroviarie. I rincari per i pedaggi delle autostrade (che subirebbero incrementi superiori al 2% annuo dal 2004 al 2008), secondo il ministro, dovrebbero servire a spingere gli investimenti nelle nuove infrastrutture rendendoli più redditizi. L?ipotesi, come era prevedibile, ha innescato immediatamente forti reazioni e ieri l?intesa dei Consumatori, alla quale aderiscono Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, è scesa decisamente sul piede di guerra contestando che, in particolare per le autostrade, le tariffe italiane sono già le più alte d?Europa e preannunciando ricorsi al Tar e un?estensione dello sciopero della spesa.
Al di là della contestazione dei consumatori la domanda che ci si deve porre è se questa ipotesi di aumento da noi abbia un qualche reale fondamento economico e industriale in questo particolare momento di prolungata stagnazione, di redditi calanti e di inflazione superiore a quella dei nostri partner europei. E la risposta deve essere negativa per almeno quattro buoni motivi.
Il primo lo ha fornito lo stesso ministero dell?Economia. I tecnici di Tremonti, in netto contrasto con quelli del dicastero di Lunardi, hanno fatto due conti sulla redditività delle entrate di Autostrade ed hanno indicato che le tariffe dovrebbero invece diminuire di oltre l?1% in ciascuno degli anni dal 2004 al 2007. Ed è quantomeno un tema di riflessione che in questo caso gli uffici di Tecnici di Tremonti si trovino in perfetta sintonia con le tesi dei Consumatori.
Il secondo motivo che lascia quantomeno perplessi sulla richiesta di un aumento delle tariffe autostradali è che da quanto risulta negli anni che vanno dal 1997 al 2002 le Autostrade hanno goduto, grazie alla forte crescita del traffico, di extraprofitti valutabili in circa 520 milioni di euro. Il gruppo, insomma, sembra già gonfio di liquidità al punto che negli anni scorsi ha diversificato i suoi investimenti puntando anche sul business delle telecomunicazioni. Con quali risultati è un altro discorso.
Ma quelli sui quali il Ministro Lunardi dovrebbe riflettere con maggiore attenzione sono gli altri due motivi.
Eccoli. Chiunque abbia avuto occasione di percorrere le autostrade italiane in queste ultime settimane ha potuto verificare il livello dei servizi offerti da una rete che già, come si è detto, impone le tariffe fra le più alte d?Europa. All?inadeguatezza e alle inefficienze, infatti, si sommano regolarmente mostruosi intasamenti dovuti alla quantità inverosimile di cantieri lasciati aperti anche nelle giornate di maggiore traffico. L?impressione, dunque, è che gli italiani prima di accettare di buon grado di pagare di più vorrebbero vedere gestita al meglio la rete esistente.
L?ultimo motivo per considerare quantomeno inopportuno un rincaro tariffario è l?effetto che esso avrebbe, a cascata, sul sistema dei prezzi. Già da qualche anno l?inflazione italiana sta marciando a un passo più veloce di quello dei nostri principali partner europei, contribuendo a ridurre la competitività del nostro sistema produttivo e prolungando la fase di stagnazione. Ebbene, un ulteriore aumento dei pedaggi autostradali si trasferirebbe immediatamente sui costi dei trasporti già alti e successivamente (magari con qualche speculazione aggiuntiva) sull?intera struttura dei prezzi. Con quali effetti sui redditi reali delle famiglie, sui consumi e sulle possibilità di ripresa non è difficile immaginarlo.
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