18 Luglio 2003

La rabbia e le accuse degli studenti di Giurisprudenza

«Hanno scoperto solo la punta dell?iceberg»


La rabbia e le accuse degli studenti di Giurisprudenza: «I sospetti ci sono sempre stati»



«Hanno scoperto la punta dell?iceberg», dicono. Gli studenti che passeggiano in cerchi concentrici alla fine della scalinata, prima dell?entrata con la scritta «Giurisprudenza», difendono il preside Carlo Angelici, «non è possibile che si sia sporcato le mani in questo modo», ma proprio non assolvono «ciò che è accaduto e che probabilmente accade anche in altre facoltà». Esami venduti e comprati, parlano di questo. Anzi: ne parlano da tempo. Sospetti bipartisan, di destra e di sinistra: Simone Pelosi (rappresentante di Azione Universitaria, vicina ad An) e Serena Zampetta (rappresentante dei Collettivi, Prc) in fondo dicono la stessa cosa. «Sospetti così c?erano da tempo. Prove mai, speravamo che certe voci fossero infondate». L?accusa degli studenti, dunque, è al sistema universitario nel suo complesso: «Innanzitutto gli assistenti che interrogano a luglio, che a volte sono quindici a cattedra, quasi mai sono nella lista presentata dal docente all?inizio dell?anno accademico. Non solo: alcuni professori hanno altri quattro incarichi. E le nostre carriere, dunque, sono decise dagli assistenti. Vi sembra giusto?». Simone Pelosi aggiunge una frase irrimediabile: «Il sistema universitario è al collasso, ormai».
In molti, all?interno della facoltà, si dicono «non sorpresi»: Silvia Mattei, che è «iscritta da sette anni», dice che «ad esempio per i passaggi di cattedra, che da alcuni professori non sono concessi, so che c?erano accordi con gli amministrativi». Come, accordi? «Eh, metodi. Chi me ne ha parlato mi ha spiegato che bastava andare dalle persone giuste, segretari e operatori in grado di risolvere il problema». Solo che adesso il problema, oltre che degli indagati, è della Sapienza: «Un vero colpo per l?ateneo, è innegabile – dice Gianfilippo Valentini, rappresentante della lista Sapienza in movimento – e pensare che proprio ieri avevamo terminato “Porte Aperte“, la due giorni di informazioni per le future matricole. Bella figura. Ecco, adesso questa indagine fa male sia a noi studenti sia all?immagine dell?università più grande d?Europa».
La notizia deflagra nella città università senza alcun bisogno dei media: raggiunge Lettere e Scienze Politiche, Scienze naturali e Zoologia. E il rettorato, anche, dove il professor Asor Rosa dice solo «di averlo saputo dalla radio» e quindi «di non poter commentare». Ma lo stato d?animo dell?università per essere percepito non ha bisogno di esprimersi a parole, anzi: il silenzio nei corridoi dell?ateneo racconta.
Gli studenti di «Minerva rossa», invece, parlano eccome: «Ci auguriamo che le indagini proseguano e che coinvolgano anche le altre facoltà della Sapienza». Insomma, anche per loro «ciò che è venuto fuori finora potrebbe non essere che l?inizio».
E l?associazione per la tutela dei diritti dei consumatori, il Codacons, in serata chiede di «invalidare gli esami comprati. È opportuno che chi ha pagato gli esami torni sui banchi dell?università. Le conseguenze della corruzione potrebbero essere davvero enormi». L?associazione si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario invitando gli studenti della facoltà di Giurisprudenza a fare lo stesso.
Loro, gli studenti, per ora rincorrono le voci sui loro «colleghi» coinvolti. Al resto penseranno tra qualche tempo, forse. Adesso chiedono «rispetto», e «meno clamore possibile». E «di arrivare subito alla verità». Qualunque sia.

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