16 Luglio 2003

Il periodo del: “vorrei e posso“

Il periodo del: “vorrei e posso“

Meglio però seguire il decalogo predisposto dall`intesa dei consumatori


Sales, rebajas, Ausverkaufen. In tutte le lingue del mondo le vetrine dei negozi ci avvertono che, finalmente, è giunta l`ora che le fashion victims del globo tutto attendevano con ansia. Le settimane dell`affarone, delle vendite a prezzo stracciato, del “vorrei e posso“. Insomma, il momento degli attesissimi saldi. Un periodo d`oro anche per il commercio, che attende al varco i risultati delle vendite di fine stagione nella speranza di compensare le perdite di un`annata non proprio floridissima. Ma, se i commercianti sono fiduciosi, i consumatori, per parte loro, non stanno nella pelle. CertoMa, prima di comprare, meglio seguire a menadito il decalogo predisposto dall`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori). Per approfittare davvero delle offerte.
Tempo due mesi per i capi difettati

Non buttatelo al primo cestino utile. Lo scontrino potrebbe essere la vostra ancora di salvezza, nel caso in cui non siate pienamente soddisfatti dell`acquisto. A bocce ferme, fuori dall`euforia “da svendita“, potreste accorgervi di un filo tirato, di un buchino non visto o scoprire, ohibò, che c`è un difetto che v`era sfuggito. E` vero che i commercianti non sono obbligati a sostituire i capi venduti, ma, ricordano le organizzazioni dei consumatori, devono farlo, nel caso in cui l`articolo risulti difettoso. Anche sotto saldi. Anzi, da quest`anno la fashion victim ha una legge in più dalla sua. Come spiega l`Intesa dei Consumatori, la primizia di quest`anno a prezzo stracciato, è che non c`e` piu` bisogno, come stabilito dall`articolo 1495 del codice civile, di denunciare i vizi al venditore entro 8 giorni dalla scoperta. Il decreto legge 114 del `98 ha stabilito infatti, viene spiegato, “che il consumatore deve denunciare al venditore il difetto di conformità entro il termine di 2 mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto.

“Avanzi“ pregiati

Saldo, ovvero “quel che resta“. L“`avanzo“, si vorrebbe scrivere, non fosse di scarso appeal. Ma questo è: le svendite devono essere realmente di fine stagione: i capi venduti a prezzo ribassato in queste settimane di acquisto frenetico all`ultima occasione, devono essere i“ resti“ della stagione che sta per chiudersi e non fondi di magazzino. Infatti, rilevano le organizzazioni dei consumatori, il decreto 114 stabilisce che “le vendite di fine stagione riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo“. Nei negozi è il momento di rifornirsi di infradito sfiziose, pantaloni all`ultimissima moda, vestitini di voile, costumi, prendisole e parei. Perfetti per chiudere in bellezza una stagione da veri “tipi trendy“.

Negozi da habituè

Il primo saldo non si scorda mai. “Piegato“ alle vendite a prezzo ribassato, il vecchio adagio acquista una nuova verità. Nella “mappa dello shopping“, che ogni fashion victim possiede forse già nel codice genetico (ma si attendono studi scientifici in proposito), esistono dei “covi“ di prelibatezze : quei negozi fan-ta-sti-ci dove la titolare è ormai quasi una cara amica, le commesse delle preziose consigliere e la cassiera un`amica dello sconto. Ecco, questi sono i posti “da saldo“, consigliati anche dall`Intesa dei consumatori. Che, spiega, «è bene fare riferimento ad esercizi gia` conosciuti per acquistare in saldi. In questo modo si conosce prima il prezzo o la qualita`, valutando così la giusta convenienza dell`acquisto». Ma, certo, a dare valore aggiunto al “saldo da habituè“, sarà anche – ne siamo certi – la professionalità di chi , da sempre, sa consigliarci i buoni affari e i capi più adatti alla nostra figura e al nostro portafoglio.

No alle vetrine “oscurate“

Meglio diffidare dei negozi che, in periodo di saldi, “oscurano la vetrina“, tappezzandola di scritte pubblicitarie sugli sconti e di manifesti che oscurano la merce, ma invogliano i consumatori -curiosi per natura – ad entrare comunque. Gli addetti ai lavori la chiamano “vendita subliminale“: difficilmente, chi entra, irretito dagli specchietti per le allodole, esce senza niente in mano, soprattutto se il venditore conosce il fatto suo. L`intesa dei consumatori, invita invece a richiedere trasparenza: dei prezzi, ma anche delle vetrine.

Consigli per gli acquisti

Mai fermarsi al primo negozio che propone sconti, ma confrontare i prezzi con quelli di altri negozi, magari annotando il prezzo di un capo o della merce a cui si e` interessati. Il consiglio arriva dalle associazioni di tutela dei consumatori. Per quanto riguarda la prova dei capi, non c`è nessun obbligo per il commerciante: dipende dalla sua discrezionalità. Ma meglio non fidarsi troppo del proprio “occhio di lince“: meglio provare sempre.

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