27 Giugno 2003

E Protezione civile all?oscuro

Rabbia di cittadini e imprese
E Protezione civile all?oscuro






Roma. Dopo il buio sono esplose le polemiche. Soprattutto quelle sulla gestione dell?emergenza e sul mancato preavviso. Perfino il ministro Marzano ha saputo del fatto a cose avvenute. «Nessun piano è stato concordato con i comuni»: non ha nascosto il disappunto il presidente dell?Anci, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Indignati i presidenti delle Regioni: «è inammissibile», ha detto il governatore della Liguria Biasotti. Nemmeno la Protezione civile era stata preavvertita: «non ne sapevamo nulla». Hanno saputo tutto dalla stampa. «Troppo tardi», ha detto Bertolaso, «per immaginare un piano di gestione di una situazione che crea disagi a molti cittadini e la cosa provoca ovviamente grande disappunto da parte nostra». Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra che chiederanno rimborsi per un risarcimento. Il Codacons ricorrerà all?Unione europea che deve «sanzionare il comportamento dei distributori italiani». Preoccupati i commercianti. Soprattutto quelli del settore alimentare. In rivolta le aziende. Dall?Emilia Romagna il presidente della Confindustria territoriale Massimo Bucci ha parlato di «gravissimi danni alle imprese», un fatto di «straordinaria gravità». Durissimi i Ds con l?esecutivo hanno chiesto che riferisca in Parlamento per chiarire le responsabilità: «L?Italia non può compromettere la propria immagine di Paese moderno con un governo che non è stato in grado di prevedere e ora dimostra di non saper affrontare l?emergenza». Ermete Realacci, della Margherita, si chiede invece «chi pagherà i danni». Per i Verdi il black out puzza «di carbone, di nucleare e un pò d?imbroglio». «Il ministro Marzano ci deve delle spiegazioni: ha dato luogo ad una giornata di allarme e terrore per un presunto deficit di energia che in realtà nasconde la voglia di riportare in Italia il nucleare» , attacca il deputato dei Verdi , Paolo Cento . E per il Wwf «i black out sono strumentali alla costruzione di nuove centrali».
Alla polemica sulla gestione dell?emergenza si è aggiunta quella sulla politica energetica: il primo a sparare a zero è stato il presidente della Confindustria, non troppo tenero in questo periodo con l?esecutivo. «Oggi alcune imprese si stanno fermando per il blackout energetico», ha detto Antonio D?Amato, «è l?esempio più chiaro e palese di come da decenni nel nostro Paese non sia stata fatta una politica industriale. Da quando? Dal referendum sul nucleare». E punta il dito contro la nostra politica energetica «incentrata su centrali obsolete e ad alto costo o sull?import da Paesi ad alto rischio». La rete energetica, ha aggiunto, «ha buchi colossali su cui nessuno investe». Critiche anche al processo di privatizzazione «non accompagnato da una liberalizzazione», con il risultato di «trasformare l?Enel in una sorta di multi utility». A D?Amato ha risposto Marzano dicendo che gli attacchi non possono certo riguardare questo esecutivo. Perché? «Il governo ha fatto molto per l?energia».
Ma Confindustria sta valutando di chiedere i danni provocati dal black out. Lo anticipa il vicepresidente per le public utilities Giuseppe Prezioso: «A fronte dei gravi problemi che derivano da una tale gestione della scarsità di offerta di energia elettrica dobbiamo quantificare i danni che ne possono derivare al sistema delle imprese e laddove si accertino delle eventuali responsabilità in tal senso, valutare l?opportunità di intraprendere azioni legali per il conseguente risarcimento dei danni».

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