9 Giugno 2003

Incubo cartelle pazze

Incubo cartelle pazze





Milioni di avvisi di pagamento recapitati nelle cassette delle lettere. Per tasse vecchissime, appartamenti mai posseduti, redditi inesistenti e così via. Ecco gli errori più clamorosi. E come evitare di finire (ancora una volta) spennati.












Beh, che il rapporto degli italiani con il fisco non sia, diciamo così, idilliaco, non è proprio una novità. Specie di questi tempi, con le scadenze da cerchiare in rosso sul calendario: Irpef, Ici, concordato e, per i ritardatari, la possibile riapertura del condono. Ma quando sulla testa del contribuente piomba pure qualche «incidente di percorso», come una bella cartella pazza, magari per migliaia di euro, senza nemmeno che si riesca a capire se è riferita a Irpef, Ilor, raccolta rifiuti o quant`altro, allora quel mostro chiamato sistema fiscale si trasforma in un autentico incubo.

È esattamente quello che, per settimane, è accaduto a milioni di famiglie: un avviso di pagamento ricevuto direttamente a domicilio, nella cassetta delle lettere. Mittente: Esatri, Esaban, Uniriscossioni, eccetera eccetera, i nomi dei 103 concessionari privati (in larga parte società controllate dai grandi gruppi bancari) a cui l`Agenzia delle entrate, in pratica il ministero, si appoggia per recuperare i crediti vantati dall`amministrazione finanziaria. Peccato che nella maggioranza dei casi ai cittadini sia venuto un accidente. Perché non ne sapevano niente e niente di più veniva specificato, nella comunicazione, al di fuori dell`importo da sborsare.

Un «bombardamento», secondo le associazioni dei consumatori, che parlano di 7 milioni di avvisi spediti, di cui oltre la metà «pazzi», cioè contenenti errori di ogni ordine, natura e specie. Piccoli «imprevisti», stando alle dichiarazioni dell`Ascotributi (l`associazione che riunisce i concessionari) e dei tecnici delle entrate. Eppure qualcosa di anomalo, e non di poco conto, deve essere successo, se il ministro Giulio Tremonti si è sentito in dovere di andare in televisione e chiedere esplicitamente scusa agli italiani per questi ennesimi, inutili, tormenti.

Ma che cosa è realmente accaduto? Nell`ambito della complessa manovra del condono, un preciso articolo della Finanziaria invitava i concessionari a inviare ai contribuenti un avviso riguardante le controversie del passato, in gergo tecnico le pendenze iscritte a ruolo. Scopo: spingerli ad aderire ai vantaggi della sanatoria. Infatti, bene in vista figurava la cifra ricalcolata con il 75 per cento di «sconto» sul dovuto.
«Semplicemente un invito, nessun obbligo» continuano a ripetere Tremonti e i suoi collaboratori.

In realtà è stato il finimondo. Vittorio Carlomagno, commercialista, anima dello Sportello del contribuente, stende un elenco impietoso delle scorrettezze. «In primo luogo» spiega «le concessionarie hanno sovente richiesto il saldo intero e non ai parametri del condono, per intascare provvigioni più alte.
Secondo: avevano un esplicito divieto di sollecitare somme ante 1997 e invece hanno ripulito i cassetti, rispolverando persino tasse riferite agli anni Sessanta e Settanta.
Terzo: su ogni lettera avrebbe dovuta essere chiaramente indicata la causale, in sostanza il tributo «evaso», mentre spesso non era riportato niente. Risultato: una marea di errori. A volte marchiani».

Ovvio: mai che gli uffici seguano le novità intervenute nella vita degli individui, come un`attività cessata o un`auto venduta. Senza contare che se si va indietro nei decenni, l`informatizzazione della struttura era ben di là da venire.
Un bel pasticcio di per sé. Ma il tutto si è trasformato in un vero inferno per i cittadini: file di ore per risalire all`«oggetto del contendere», cassetti a soqquadro per ripescare le ricevute dei versamenti, incontri infuocati con il commercialista. Come minimo, una straordinaria perdita di tempo. L`Intesa dei consumatori (che riunisce quattro fra le maggiori organizzazioni: Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha persino preparato un modulo per chiedere il rimborso delle spese indebitamente sostenute (oltre che per il rientro dalle cifre pagate anche se non dovute). E qualche giudice di pace è arrivato a sanzionare tale rimborso.

Quanto al fisco, lo Sportello del contribuente calcola che dagli errori avrebbe comunque incassato 1,75 miliardi di euro. Mica bruscolini. Specie se rapportati con i 10-12 miliardi che rappresentano il gettito complessivo del condono in tutte le sue articolazioni. Ora, c`è chi si ritrova tra la posta una cartella e non ha ancora capito se deve aprire il portafoglio o no. Mentre qualche ritardatario conta di riprenderla in mano «a condizioni di favore», nell`ipotesi in cui i termini della sanatoria venissero riaperti.
L`essenziale, per gli uni e per gli altri, è capire quali sono gli sbagli più grossolani (schede in queste pagine). Obiettivo: non farsi spennare né oggi né quando la piovra fisco dovesse riprovarci.


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