20 Maggio 2003

Ladispoli, la stazione svuotata




Il personale ferroviario della stazione di Ladispoli non c`è più. Da questa mattina è diventato operativo il progetto di controllo automatico del traffico su rotaia, attuato da Trenitalia per ottimizzare le spese e ridurre il personale. Un progetto che ha previsto la chiusura di tutti gli uffici della stazione, esclusa la biglietteria che rimarrà aperta dalla mattina al tardo pomeriggio. Per il resto della giornata lo scalo sarà praticamente deserto.
Gli oltre ottomila pendolari che ogni giorno usufruiscono della scalo di piazzale Roma non hanno dunque più punti di riferimento, il capostazione è stato trasferito in un`altra località del litorale, ogni comunicazione viene annunciata direttamente dalla centrale di Pisa attraverso gli altoparlanti. Le motivazioni di miglioramento tecnologico addotte da Trenitalia non hanno convinto il Codacons che ha colto l`occasione anche per lanciare forti critiche ad alcuni lavori effettuati sui binari della stazione di Ladispoli.
«Oltre alla contrarietà per lo smantellamento del personale – afferma il coordinatore del Codacons, Angelo Bernabei – che lascerà privo di controlli uno dei più frequentati scali ferroviari della regione, dobbiamo constatare altre inquietanti realtà. Ci chiediamo, ad esempio, perché Trenitalia non abbia provveduto ad installare le panchine sui binari, lasciando dunque migliaia di utenti, anziani e donne compresi, in piedi ad attendere i treni. Per non parlare dei criteri di costruzione delle pensiline, rivolte verso l`alto, che proteggono in modo assolutamente insufficiente i pendolari dalle intemperie. I viaggiatori di Ladispoli e Cerveteri hanno ragione a sentirsi penalizzati, con l`allontanamento del personale ferroviario è stato compiuto il capolavoro, ora avremo una bella cattedrale nel deserto. Oltretutto con le barriere architettoniche intatte che impediscono l`accesso ai treni ai portatori di handicap».
Tra i cittadini la notizia del depauperamento del personale della stazione ha destato scalpore, dai primi del novecento lo scalo rappresentava il fiore all`occhiello dei collegamenti con la capitale.


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