«Ha chiesto l?acqua, stava per morire»
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fonte:
- Corriere della Sera
La giornalista avvelenata da un bicchiere di acido in un bar. Il marito: «Non deve accadere più»
«Io dico: facciamo in modo che queste cose non accadano più; facciamo in modo che l?incidente capitato a mia moglie diventi una cassa di risonanza per impedire il ripetersi di episodi analoghi». Dopo più di 24 ore di paura Mariella Milani, la giornalista del Tg2 avvelenata dall?acido servito al posto dell?acqua minerale al bar dello stabilimento balneare «La scialuppa», a Fregene, è fuori pericolo. «L?onda d?urto è passata», sospira il marito, Enrico Filippini, che lancia un appello: «Si fanno tante campagne per spiegare che il sole fa male, facciamone almeno una per evitare che avvengano incidenti del genere. Il sole macchia la pelle, ma la pelle ce la possiamo giocare per un bicchiere d?acqua minerale».
Adesso Mariella è più tranquilla, anche se, a causa delle ustioni alla lingua e all?esofago, parla a stento «ed è disperata per quello che è successo», racconta il marito, titolare di un?agenzia di pubblicità. La preoccupazione è per le possibili conseguenze dell?incidente: la giornalista, esperta di moda, vuole recuperare al più presto la voce, il suo principale strumento di lavoro.
Sia domenica sia ieri Filippini ha incontrato Salvatore Maduli, fondatore dello stabilimento balneare, e i figli che lo gestiscono. «Siamo mortificati – sussurra una delle proprietarie -. Abbiamo assaggiato il liquido, con un dito, e ci siamo accorti che c?era qualcosa di strano, una sensazione di bruciore. Ma non riusciamo a capire cos?è successo».
Una spiegazione l?azzarda il Codacons: «Bar e ristoranti comprano detersivi all?ingrosso, e quindi in contenitori grandi, e per comodità li travasano in normali bottiglie d?acqua minerale. Queste si prestano allo scopo perché, essendo trasparenti, consentono di verificare se il prodotto sta finendo. E, sempre per praticità, vengono tenute vicino alle lavastoviglie, cioè non distanti dalle vere bottiglie d?acqua minerale». Oggi l?associazione presenterà un esposto ai Nas «affinché procedano a verifiche a campione per accertare l?ampiezza di tale pratica».
Al San Camillo il direttore dell?area pronto soccorso, Roberto Brocato, smorza l?allarme: «Non mi è mai capitato di assistere a un evento fatale per questo tipo di incidenti». Però l?errore, lo scambio, ammette il medico, «si verifica quasi sempre negli esercizi pubblici». Eppure basterebbe un po? di prudenza, spiega Brocardo: «Conservare i liquidi nelle loro bottiglie originarie o, in caso di travaso, segnalare il contenuto su un?etichetta».
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