19 Maggio 2003

Il mare? E? sempre più “salato“

Il mare? E? sempre più ?salato“

Si riduce la differenza di prezzo tra spiagge attrezzate e stabilimenti



Una scelta per il relax e il benessere oppure un salasso per il portafoglio? Non è proprio leggera per le tasche dei romani una giornata passata al mare: tra caffè, bibite, panini e ombrelloni anche l?orientamento per una spiaggia libera può farci tornare a casa con non meno di 33 euro in meno in tasca.
Quattro persone, due genitori e due figli: è questa la famigliola tipo, mettiamo i Proietti di Primavalle, che abbiamo inviato a esplorare il pianeta tariffe sulla spiaggia di Ostia. Una tintarella a caro prezzo quella che è emersa, anche a costo di “sacrificare“ l?amatriciana con quattro panini farciti. Dai quasi 50 euro necessari per frequentare uno stabilimento balneare, con tanto di cabina, ai 33,80 spesi per rilassarsi in una delle spiagge libere attrezzate urbane, la musica non cambia: concedersi una giornata in riva al mare non è un lusso ma, certamente, non è neppure una passeggiata.
Per economizzare i Proietti sono pronti pure a rinunciare al comfort totale, alternandosi a turno su due lettini. Eppure per stare distesi all?ombra di un ombrellone ci vogliono da un minimo di 9 euro, in una spiaggia libera attrezzata di lungomare Duca degli Abbruzzi, ai 17 di media di uno stabilimento balneare. La differenza scende nel raffronto con la spesa da mettere in conto, sempre per due lettini e un ombrellone, a Capocotta o Castelporziano: si va dagli 11,50 ai 12 euro. La distanza economica tra impianti tradizionali e spiagge libere diventa più corta quando si tratta di passare al bar: la colazione per la famiglia Proietti oscilla tra 2,80/3 euro delle libere urbane ai 3,30/3,60 di Capocotta e ai 2,90/3,30 dei privati.
E il pranzo? Rigorosamente “fast“: bastano quattro panini, due cola e due birrette. Ma a che prezzo? Sulle spiagge attrezzate urbane i Proietti con i loro figlioletti spendono 16,40/23,80 euro, a Capocotta-Castelporziano 15,60/18 e negli impianti 13,80/19.
Insomma, in qualche caso, i bagni gestiti privatamente sono più convenienti addirittura delle spiagge libere? «Beh ? commenta Massimo Muzzarelli, presidente provinciale della Fiba, federazione balneari ? è la riprova di quanto sosteniamo da tempo: abbiamo investito in qualità senza commisurarla ai prezzi. Ormai c?è una certa omogeneità nei prezzi al pubblico: è il mercato che fa da calmieratore». Per completezza, però, va aggiunto che negli stabilimenti bisogna pagare un biglietto d?accesso ai servizi o, in alternativa, prendere una cabina. «Usufruire di un ambiente confortevole con una spesa di 10 euro al giorno per famiglia mi sembra una tariffa davvero popolare» osserva Rosella Pizzuti, presidente del sindacato balneari Sib.
«I prezzi ? commenta Italo Mannucci, ex segretario regionale Codacons ? rispecchiano la realtà: non c?è più chi va al mare con il thermos o la tiella di lasagne. Ostia offre oggi una varietà a seconda non tanto delle tasche quanto rispetto a un?altra discriminante: l?esigenza di comfort». «Il bagnante ? aggiunge Primo Mastrantoni, segretario nazionale dell?Aduc ? ha in mano l?arma dell?astensione dai consumi. Se trova troppo caro il panino, se lo fa confezionare dal suo pizzicagnolo. A quel punto i gestori delle spiagge dovranno adeguarsi».
«La varietà della proposta ? dichiara Caterina Raganella, presidente della Pro loco ? a Ostia è notevole. La vasta presenza di spiagge libere permette di risparmiare sul biglietto d?ingresso ma non sui costi al banco. D?altra parte anche nel turismo non esistono più prezzi controllati, quindi è la legge del mercato a dettare le condizioni. All?amministrazione l?obbligo di sorvegliare sulla qualità dei servizi erogati».

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