8 Aprile 2003

Il Codacons: occhio ai giocattoli cinesi

Il Codacons: occhio ai giocattoli cinesi

Ma non c?è allarme



Attenzione ai giocattoli «Made in China». È l?ultimo allarme sulla polmonite atipica lanciato questa volta dal Codacons che ha presentato ieri un esposto al ministero della Salute e a quello delle Attività produttive, chiedendo di garantire la sicurezza dei giocattoli provenienti dalle zone a rischio e, se necessario, di vietarne l?importazione e la vendita in Italia. Un allarme del tutto ingiustificato secondo l?epidemiologo dell?Istituto superiore di sanità Gianni Rezza. «Non c?è alcuna evidenza che l?infezione possa trasmettersi a distanza attraverso oggetti, perlatro di fabbricazione industriale come i giocattoli, che impiegano settimane e mesi prima di giungere nel nostro Paese. Nessun agente infettivo, virus o batterio che sia – spiega infatti l?esperto – potrebbe sopravvivere per tanto tempo su un materiale inerte come la plastica».
La sortita del Codacons, comunque, è indicativa del clima da «sindrome cinese», sospettosa paura, quando non vera e propria piscosi, scatenata dalla polmonite atipica che nel nostro Paese fa registrare soltanto tre casi sospetti, peraltro in via di guarigione. A Vasto ieri un intero quartiere ha chiesto preventivamente alla Asl di mettere in quarantena coatta un commerciante che dovrebbe rientare da un viaggio premio in Cina. Vittima della psicosi brasiliana, invece, un meccanico aeronautico italiano che si è sentito male su un aereo dell?Air France partito da Parigi. Domenica sera, appena atterrato a Rio, l?aereo è stato isolato e disinfestato da un commando sanitario che ha bloccato per oltre un?ora i 240 passeggeri a bordo mentre il meccanico è stato immediatamente trasferito in isolamento in ospedale dove ieri ha scoperto di avere una banale polmonite.
L?ultimo bilancio mondiale parla di 2601 persone contagiate e di 98 vittime. E in cina, dove nonostante il tasso di diffusione della malattia stia calando, continuano a verificarsi nuovi casi e, purtroppo, nuovi decessi, è vero e proprio panico. A Pechino, la notizia della morte di un funzionario finlandese dell?Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), ha scosso la comunità straniera e spinto la scuola francese ad una chiusura precauzionale. Ad Hong Kong, la zona più colpita dopo il Guandong, gli ospedali stanno attrezzandosi per far fronte ai 3000 ricoverati attesi per i prossimi tempi. Le autorità cinesi continuano ad affermare che l?epidemia è «contenuta» e che è stata portata «sotto effettivo controllo» ma ieri a Strasburgo anche il commissario europeo alla Sanità David Byrne ha consigliato di evitare viaggi non necessari nelle zone colpite.

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