7 Aprile 2003

“Sprechi e affari mentre l`acqua manca“

“Sprechi e affari mentre l`acqua manca“



Legambiente denuncia l“`Idromafia“, un sistema di furti generalizzati. “Si spende per progetti a lunga scadenza quando servirebbero interventi mirati“.


ROMA – “Basterebbe un po` di buon senso per fare andare le cose. E invece si sceglie di spendere soldi in progetti faraonici. Con il risultato che ad oggi molte dighe raccolgono acqua e non sanno dove mandarla perché non sono collegate con niente. O che le condutture, quando ci sono, sono più bucate delle falde e hanno bisogno di costosi potabilizzatori perché raccolgono e trasportano terra e batteri“. Angelo Lomaglio abita a Caltanissetta, sul suo terrazzo c`è un contenitore che gli permette di lavarsi i denti tutte le mattine e non un giorno ogni cinque quando arriva l`acqua diretta. E` il responsabile del settore acque di Legambiente. E` stato anche segretario regionale. “Poi però il lavoro da assicuratore ha preso il sopravvento“. Lui, come molta parte degli ambientalisti e dell`opposizione in consiglio regionale, ha timore di quello che il presidente Cuffaro propone la Siciliacque spa, e di chi il governatore ha sostituito come commissario delegato per l`emergenza idrica l`ex generale dei carabinieri Roberto Jucci.

La Siciliacque spa presto, secondo le intenzioni di Cuffaro, andrà a sostituire gli enti un po` statali e molto locali che organizzano la rete di distribuzione dell`acqua. Società a responsabilità pubblica o limitata che si occupano di tutta la filiera dalla manutenzione alla riscossione delle bollette in una regione dove il costo dell`acqua è tra i più alti in Italia, stando alle tabelle del Codacons. Secondo progetto, la Siciliacque dovrà coinvolgere nell`affare, a molti zeri, le grandi imprese impegnate nella costruzione delle tubature e degli acquedotti, nella speranza anche di unificare la rete da est a ovest, da nord a sud. “Soltanto che più si sposta in là il momento in cui si rende operativa ed efficietne la rete e più sarà facile trovare un motivo od un altro per eliminare i pesci piccoli“, chiosa Lomaglio. “Inoltre – continua – cosa ancora più importante manca un piano regionale delle acque. Quello in vigore è del 1986. Intanto sono stati promulgati 9 Ato, ambienti territoriali ottimali. Almeno il doppio di quanti ne servirebbero stando alle esigenze idriche riconosciute dagli esperti che hanno consegnato a Cuffaro un loro dossier.

Jucci, il gestore che con animo e comportamenti del “buon padre di famiglia“, ha lasciato orfani tutti coloro che aspettano l`acqua è rimpianto proprio per la decisione “facile“ di imporre ai prefetti di far controllare alle forze dell`ordine le condotte. Il peso della decisione è talmente forte che Legambiente, ha titolato il rapporto che presenterà presto “Idromafia“. Nel periodo giugno-settembre 2002, infatti, sono stati sequestrati ben 268 pozzi abusivi, oltre a pompe idrauliche, autobotti, allacciamenti. A Palermo un`operazione dei carabinieri ha portato al sequestro di 33 silos che smistavano e vendevano 220.000 litri di acqua illegale ciascuno. A Trapani, sempre i militari dell`arma hanno messo i sigilli a 32 ville che si servivano di acqua da pozzi e allacci non regolamentari.

L`andazzo però non è finito. L`11 gennaio scorso un imprenditore di Corleone è finito in manette con l`accusa di furto d`acqua, truffa e frode delle pubbliche forniture ai danni dell`amministrazione militare, nonchè di commercio di sostanze alimentari nocive. Nei confronti dell` imprenditore, che è stato assegnato agli arresti domiciliari, è stata emessa un`ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Palermo. Secondo l`accusa, il manager avrebbe autorizzato i propri dipendenti a prelevare acqua da un pozzo di proprietà del Consorzio di Bonifica 2 di Palermo che è risultata contaminata da elementi di origine fecale contenenti coliformi e streptococchi. Da ulteriore verifica è emerso che la ditta dell`imprenditore si era aggiudicata negli ultimi tre anni l`appalto per il trasporto e la fornitura di acqua potabile da destinare all`uso dei militari del Centro Rifornimenti di contrada “Scalilli“.

“E la cosa si ripeterà senza problemi anche quest`anno – continua Lomaglio – perché non è stato eliminato nulla di quel malaffare se non qualche caso più lampante. E inoltre si impegnano fondi per nuovi dissalatori invece della razionalizzazione dell`esistente. In favore del settore agricolo che inghiotte oltre il 70 per cento dell`attuale produzione e distribuzione“. Lillo Speziale, capogruppo Ds all`assemblea regionale siciliana, conferma: “Il problema siccità è legato al padreterno, ma l`uso della risorsa è a doppio filo con gli uomini. Quanto accade nell`agrigentino, da anni, non è colpa del cielo, ma di chi dovrebbe assicurare che le condotte che girano intorno non perdessero acqua perché bucate come più dei flauti. Non è allora un caso che al centro del capoluogo l`acqua sia fornita grazie al sistema degli arabi della Kanat, vecchi di varie centinaia d`anni“.


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