5 Aprile 2003

Il nostro pane è meno «salato»

I consumatori lombardi hanno presentato un esposto. Qui invece la concorrenza fa da calmiere


Il nostro pane è meno «salato»


La «michetta» a Milano è arrivata a costare 5 euro al chilo? A Verona prezzi fermi da due anni. E per ora niente aumenti



Il prezzo del pane a Verona non aumenterà. Per lo meno nell?immediato futuro. Ad affermarlo è Umberto Fiorio, presidente dell?Associazione panificatori, all?indomani delle roventi polemiche scoppiate a Milano. Dove il prezzo della «michetta» è salito a 5 euro al chilo: un aumento dell?8% a sentire i panificatori; di oltre il 30% per il Codacons, che ha presentato un esposto alla Procura milanese e all?Autorità garante della concorrenza e del mercato per il «comportamento collusivo dei panificatori, che viola le regole del libero mercato». Verona, per fortuna in questo caso, non è Milano e il prezzo del pane si mantiene a livelli decisamente inferiori. «Da noi il pane non condito», spiega Fiorio, «costa 2,74 euro al chilo. Quello condito – mantovane, ciabatte, tartarughe – costa mediamente 3 euro al chilo. Ci sono poi pani speciali, ad esempio ai cereali, alle olive e quant?altro, che arrivano a costare oltre i 5 euro al chilo. In città e provincia il prezzo è libero, nel senso che ciascun panettiere può comportarsi come meglio crede. È la concorrenza a calmierare i prezzi, per cui sta al cittadino – al limite – individuare il panificio più economico. Ma le differenze, specie all?interno dello stesso quartiere, sono contenute. Comunque, il prezzo del pane a Verona, che è bloccato da oltre due anni, è inferiore a quelli praticati, ad esempio, a Mantova e a Padova. E il nostro è un pane buono, di qualità».
Peccato, però, che a dispetto degli autorevoli inviti a seguire la dieta mediterranea, e quindi a non far mai mancare il pane sulle nostre tavole, rosette e ciabatte vengano un po? bistrattate dai veronesi. In base ai dati dell?Istat, su cui si basa la Camera di Commercio per individuare il fabbisogno di panifici in città e provincia, un veronese consuma mediamente 200 grammi di pane al giorno; ma la Federazione italiana dei panificatori ha rivisto il fabbisogno al ribasso: 160 grammi. Quanto ai gusti, i veronesi sono per la tradizione. «C?è molta curiosità per i nuovi prodotti, ma i tipi di pane più richiesti restano la ciabatta, il francesino (la baguette piccola) e la mantovanina. Ai bambini invece piace il pane morbido, i bocconcini e le tartarughe. Ma l?importante, per noi, è la qualità e da questo punto di vista l?associazione può dirsi molto soddisfatta. I nostri associati, circa 330 fra città e provincia, hanno puntato molto alla qualità del prodotto, della farina in primo luogo. E il risultato, a nostro avviso, si vede».
Per questo motivo i panificatori di Verona e provincia non temono la concorrenza dei supermercati, che dedicano al pane e alla pasticceria interi reparti. «I supermercati», conferma Fiorio, «ci sottraggono clienti solo occasionalmente: il veronese non entra al supermercato appositamente per acquistare il pane. Il problema, semmai, è di qualità: la gran parte dei supermercati si sono dotati di forni, per cui il pane che vendono è surgelato o precotto e il cliente non sempre lo sa. Questo tipo di pane, oltretutto, costa più di quello fresco».

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