Il caro greggio ha spinto l´inflazione
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fonte:
- La Stampa
A marzo indice al 2,6-2,7%. I consumatori: stime false
ROMA.
L´aumento del prezzo del petrolio si fa sentire sull´inflazione che a marzo non scende rispetto al 2,6% registrato a febbraio ed anzi spinge potenzialmente verso il 2,7%. Sulla base dei dati provenienti dal primo gruppo delle città campione, nella migliore delle ipotesi i prezzi salgono al 2,6% rispetto allo stesso mese dell´anno precedente, ma per il gioco degli arrotondamenti e per l´influenza dei dati del secondo gruppo delle città campione il risultato potrebbe attestarsi appunto su un +2,7%. In questo caso l´inflazione tornerebbe a salire dopo quattro mesi di stabilità e ribassi: rispetto a febbraio l´incremento sarà dello 0,2% o dello 0,3%. Per avere un dato più certo bisognerà aspettare fino al 31 marzo, quando l´Istat fornirà la sua stima provvisoria e meglio ancora fino al 14 aprile, giorno cui si avrà il risultato definitivo. Benzina verde, gas gpl e gasolio da autotrazione spingono verso l´alto i prezzi del capitolo «trasporti»: nettamente più sensibile la variazione registrata a Genova con una impennata del 2,6% (+5,6% tendenziale), mentre nelle altre città gli incrementi del settore sono tutti sotto lo 0,7% di Bologna (+4,5% tendenziale). E nella maggior parte dei casi tra +0,4% e +0,5%. Il prezzo dei combustibili da riscaldamento incide, invece, nel capitolo «abitazione, acqua, energia, combustibili»: aumenti più elevati a Udine (+0,7% con un tendenziale al 4,8%), Verona e Bari (+0,6%), Firenze e Como (+0,5%). A Napoli la variazione congiunturale più forte si registra nel comparto «alberghi, ristoranti e pubblici esercizi»: +0,9% a marzo con il tendenziale al 3,5%. A Palermo, sempre per alberghi e pubblici esercizi, +0,5% a marzo con un tendenziale al +3,9%. Invece a Firenze scende il costo di un pranzo al ristorante (-1,1%), aumenta per i fast food (+5,9%), mentre il capitolo complessivo «alberghi, ristoranti e pubblici esercizi» segna una variazione del +0,2% a marzo con il tendenziale al +3,4%. Nessun capitolo registra prezzi in discesa a Milano, dove tra gli aumenti più accentuati c´è anche quello per alcolici e tabacchi (+0,4%). A Torino l´indice dei prezzi cresce a marzo dello 0,3% e dello 2,8% su base annuale: l´aumento più alto (+0,5%) nelle voci «alberghi, ristoranti, pubblici esercizi» e «trasporti», seguito dal +0,4% nella voce «abitazione, acqua, energia e combustibili», dal +0,3% per mobili, articoli e servizi della casa, dal +0,2% per prodotti alimentari e bevande non alcoliche, del +0,1% per bevande alcoliche, tabacchi, abbigliamento e calzature. L´indice è diminuito a marzo rispetto a febbraio a Venezia da +0,8% a +0,3%, a Bologna e a Ancona dal +0,3% al +0,1%, a Napoli da +0,4% a +0,2%, a Palermo da +0,2% a +0,1%, a Grosseto da +0,4% a +,0,2%. Per il futuro un segnale preoccupante viene dal presidente dell´Istat Luigi Biggeri: «Stanno aumentando i prezzi alla produzione e questo avrà inevitabilmente ricadute sui prezzi al consumo. E´ necessario frenare i prezzi non certo da un punto di vista dirigistico, ma in termini di conoscenza e di sollecitazioni delle parti sociali per oculati controlli». «Quando parlo di controllare i prezzi – ha poi aggiunto Biggeri – intendo dire che c´è bisogno di sapere quanto costano i beni e quanto dovrebbero costare, qual è il livello delle tariffe e quale dovrebbe essere. È proprio questo che dovrebbero chiedere le parti sociali. Ma sia chiaro – ha concluso – che l`Istat non è e non può essere un controllore, ma solamente un ente che misura e rileva». Mentre la Confcommercio rinvia un giudizio a quando saranno meglio definiti gli scenari internazionali («Il dato di marzo va letto alla luce di una situazione che anche sul versante dei prezzi appare decisamente incerta»), l´associazione dei consumatori Adusbef a nome dell´Intesa consumatori denuncia che i dati Istat sull´inflazione sono fuori dalla realtà: «In 14 mesi il costo della vita per le famiglie è aumentato di 2 mila euro». Anche l`Aduc non crede all`arresto dell`inflazione a marzo. Si continua «a registrare – dice una nota – l`abituale non-credibilità e utilità» dei dati sui prezzi al consumo. Con lo scoppio della guerra, l`associazione teme speculazioni sui prezzi, invita i consumatori a difendersi ricorrendo al Tar contro gli illegittimi aumenti della pubblica amministrazione, e denunciando i rialzi dei commercianti alle associazioni di categoria e a quelle dei consumatori. Invece il rimbalzo di marzo non sembra preoccupare gli economisti e l´Isae prevede che in prospettiva i prezzi al consumo in Italia sconteranno un sensibile rallentamento nei prossimo 12 mesi. Certo, aggiunge, non si è registrata finora la rapida diminuzione attesa da quanti avevano ipotizzato un consistente scalino dei prezzi dovuto all´introduzione dell´euro nei primi mesi dello scorso anno. Però sulla base dell´indice armonizzato a livello europeo si riscontra in Italia una sensibile riduzione del differenziale inflazionistico rispetto alla media dell´Ue.
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