21 Marzo 2003

AUMENTI IN ALBERGHI E BAR, PAGHIAMO MENO PESCE E ORTAGGI

AUMENTI IN ALBERGHI E BAR, PAGHIAMO MENO PESCE E ORTAGGI


Inflazione: ancora una volta la nostra città è maglia nera. Napoli anche a marzo si conferma, secondo i primi dati Istat, la città con il più alto tasso inflattivo d?Italia. Più 3,4 l?indice su base annua registrato in questo mese contro il +3,3 di febbraio. Un trend che non riesce a scendere sotto il muro del 3% e che conferma tutti i dati precedenti, a partire da novembre (+3,7), dicembre (+3,8) e gennaio (+3,3). Tutte le altre 11 città, di cui sono stati resi noti i dati, sono sotto il 3%. Venezia è seconda dietro Napoli con il +2,9, seguita da Torino e Bari (+2,8). A livello nazionale, invece, l?inflazione frena e mantiene lo stesso tasso del +2,6, segnato il mese scorso.
A Napoli l?unica nota positiva viene dal dato congiunturale, che misura i prezzi al consumo rispetto al mese precedente: nella nostra città si è fermato a +0,2 contro il +0,4 di febbraio. Ma è una magra consolazione, come avvertono le associazioni dei consumatori. «È vero: non siamo la città più cara d?Italia – dice Gianni De Luca direttore del centro studi nazionale della Federconsumatori – Ma quel che preoccupa è che tendenzialmente a Napoli i prezzi in quest?ultimo periodo si stanno avvicinando a quelli praticati nelle altre città. Questo fenomeno deriva dalla ormai diffusa presenza nei supermercati di prodotti che hanno gli stessi costi. Faccio un esempio: le fettine scelte di vitello, offerte nei supermercati, si vendono allo stesso prezzo sia a Napoli che a Milano. I negozi di vicinato, invece, mantengono prezzi decisamente inferiori». E allora? «Allora va tutelato il piccolo esercente di quartiere a condizione che offra garanzie e qualità».
Ma quali sono stati i settori che hanno inciso di più sul trend di marzo? Innanzitutto quello degli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi, che ha registrato +0,9 rispetto al mese scorso. Poi i trasporti e l?abbigliamento e le calzature con +0,4. Segue il capitolo che riguarda «abitazione, acqua, energia e combustibili» con il +0,3 per cento. Per la prima volta gli alimentari segnano meno (-0,1) rispetto ai prezzi praticati nel mese scorso, ma l?indice su base annua fa registrare +3,6. Il che vuol dire che rispetto allo stesso mese di marzo dell?anno scorso i prezzi sono rincarati del 3,6 per cento. Più cari a marzo il pasto al fast food (+5,9), gli alberghi (+1,8), le consumazioni al bar con +0,8 (ieri l?altro le zeppole sono state vendute anche a 2,20 euro l?una), la mensa (+1,8) e i gelati (1,0). Arriva la primavera, fa caldo e cresce la voglia di gustare cornetti, cremini e gelati da passeggio. Naturalmente il prezzo sale, perché così vuole la legge del mercato, quando la domanda prevale sull?offerta. Ma anche trasporti e abbigliamento e calzature hanno fatto sentire il loro peso nel paniere di marzo. Il record dei rincari tocca ai lubrificanti, e cioè all?olio motore extra e all?olio motore multigrado, che hanno segnato un rincaro del 9,5 per cento. Oggi un litro di olio costa rispettivamente 9,70 e 8,90 euro. Più cari anche gasolio da riscaldamento (+5,6), benzina (+1,0), gasolio per auto (+2,8) e gas Gpl (+2,7). Ma questo è anche il tempo in cui si rinnova il guardaroba. Abiti primaverili più leggeri e morbidi; intimo più sexy e scarpe più comode per lui e per lei. I rincari riguardano i jeans (+2,2), la camiceria e la maglieria (+0,8), la biancheria (+0,9), la calzetteria (+1,4), gli accessori dell?abbigliamento (+0,4). Più cari anche i medicinali (+0,1) e i prodotti per igiene personale (+0,5). Ma ci sono anche ribassi: personal computer -6,2, crostacei e molluschi -5,0, pesce fresco -4,2, ortaggi -0,8, camping – 0,6, fede in oro -0,4.
«Non c?è alcun tipo di intervento da parte della pubblica amministrazione che riesca a mitigare il tasso inflattivo – dice l?avvocato Giuseppe Ursini vicepresidente nazionale del Codacons – È passato oltre un anno dall?avvento della moneta unica, e, purtroppo, continuano gli arrotondamenti al rialzo. Il guaio è che ci si mette anche la pubblica amministrazione. Dopo il grattino è aumentato pure il prezzo del bollino blu. E più caro è il ticket in ospedale, mentre non ci sono stati ancora i rimborsi promessi. E sono aumentati recentemente i biglietti per alcune tratte. Così anche la mobilità è frenata dal caro-prezzo». De Luca della Federconsumatori aggiunge: «A proposito di controlli, siamo ancora in attesa che diventi operativo lo Sportello del Consumatore, così come deliberato a suo tempo dall?amministrazione comunale».


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