Contro il decreto «salva-compagnie» ricorso alla Corte Costituzionale
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Un decreto iniquo e che vìola i principi i diritti costituzionali dei cittadini: per questo sul decreto «salva compagnie», che rende più difficile il contenzioso nei confronti delle assicurazioni, dovrà esprimersi la Corte Costituzionale. E` questo, in sintesi, il contenuto dell`ordinanza con il quale il giudice di pace Maria Goffredo ha trasmesso alla Consulta gli atti relativi ad un giudizio promosso dall`Adusbef a tutela di un assicurato che chiedeva un rimborso Rc auto ad una compagnia.
L`eccezione era stata sollevata dagli avvocati Antonio Tanza e Massimo Melpignano, rispettivamente vicepresidente nazionale e delegato in Terra di Bari dell`Adusbef (L`Associazione difesa utenti servizi bancari finanziari postali assicurativi).
Scrive il giudice di pace in un passaggio delle dieci pagine di ordinanza: «Avere consentito, con l`emanazione del decreto legge n. 18/2003, l`impugnazione dinanzi al Tribunale di tutte le sentenze emesse dal giudice di pace anche di importo inferiore ai 1.100 euro, nei giudizi riguardanti i contratti di massa e quindi istituito un doppio grado di giurisdizione, è aver limitato in modo grave e sostanziale l`accesso alla giustizia dei non abbienti per cause di importi modesti».
E` la seconda volta che sull`argomento un giudice di pace pugliese chiede l`intervento della Corte Costituzionale. Il 10 marzo scorso un provvedimento analogo a quello emesso dal giudice Goffredo è stato firmato dal giudice di pace Piro, di Lecce. «Il decreto impugnato, quindi – affermano all`Adusbef – si pone in contrasto con le numerose norme (tra cui di recente il gratuito patrocinio) che sono state emanate proprio per consentire a tutti un effettuvo accesso alla Giustizia, in ossequio all`articolo 24 della Costituzione». L`Intesa dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), inoltre, insiste sul fatto che il provvedimento «deve essere ritirato se il governo vuole promuovere il negoziato e restare super partes».
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