19 Marzo 2003

Rc auto, deputati berici alla gogna

Le associazioni dei consumatori pubblicano l?elenco dei parlamentari che hanno approvato il decreto “salva compagnie“


Rc auto, deputati berici alla gogna


Zanettin: «Difendo quella modifica, è una questione di giustizia»








«Non votate più questi parlamentari perché fanno il gioco delle compagnie di assicurazione, negando i vostri sacrosanti diritti. Sono i vostri nemici giurati, contestateli e non votateli». Le associazioni a difesa dei diritti dei consumatori Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc, hanno messo alla gogna i deputati che hanno votato quello che hanno ribattezzato come il decreto truffa salvacompagnie. L?elenco della “vergogna“ comprende i nomi di quattro deputati eletti nei collegi vicentini: Giorgio Conte (An), Andrea Orsini (FI), Luigino Vascon (Lega nord) e Pierantonio Zanettin (FI).
«Il provvedimento – spiegano all?Adoc – si inserisce nella controversa vicenda dei rimborsi richiesti alle compagnie di assicurazione, sanzionate dalla Autorità garante per la concorrenza ed il mercato per aver costituito un accordo di cartello teso ad uniformare i prezzi delle polizze Rc auto. Segue, in ordine di tempo, la celebrata sentenza della Corte di Cassazione che, tra le altre cose, aveva confermato la competenza per valore del giudice di pace ed il diritto per il consumatore di agire giudizialmente per il risarcimento del danno, conseguente ad accertata violazione delle norme in materia di concorrenza e mercato».
In seguito a questa sentenza, parecchi assicurati si erano rivolti al giudice di pace, competente per cause fino a mille euro, per ottenere gli eventuali rimborsi dovuti. Il decreto approvato dal Parlamento, di fatto, rende più problematici i ricorsi dei cittadini perché consente alle compagnie assicurative di presentare appello contro la sentenza. La questione tecnico-giuridica non è semplicissima ma è proprio in queste pieghe che si nasconde l?adesione dei parlamentari.
L?on. Zanettin, che compare nell?elenco dei “colpevoli“, è stato relatore in commissione affari costituzionali e conosce la materia come le sue tasche. «Devo confessare che ero molto prevenuto – spiega il deputato vicentino – perché temevo che questo decreto fosse stato studiato apposta per favorire le compagnie assicurative. Per questo l?ho studiato a fondo e, alla fine, mi sono reso conto che era solo una questione di giustizia che, tra l?altro, non pregiudica affatto i diritti degli assicurati che volessero presentare ricorso».
In sostanza il decreto modifica l?articolo 113, comma 2, del codice di procedura civile, escludendo la decisione secondo equità del giudice di pace per le controversie relativa ai cosiddetti contratti di massa (quelli cioè che sono redatti su moduli standard e si rivolgono alla totalità dei contraenti). Nelle controversie che è chiamato a dirimere, il giudice di pace può decidere secondo diritto o secondo equità: se decide secondo diritto, cioè applicando rigorosamente le norme dell?ordinamento giuridico, la sua sentenza è appellabile in tutti i gradi di giudizio; se decide secondo equità, cioé anche al di fuori della normativa in vigore, la sentenza è appellabile solo in Cassazione e solo per irregolarità formali.
«Nel caso delle assicurazioni – argomenta Zanettin – poteva succedere che il giudice di pace di una città giudicasse secondo diritto e quello di un?altra secondo equità, creando scompensi e ingiustizie. Per questo è stato deciso di modificare il codice di procedura civile in materia di contratti di massa: in questo modo c?è un?uniformità di giudizio e si consente alle parti in causa di ricorrere in appello. È vero che in questo modo le compagnie potranno ricorrere in appello, ma ciò non toglie che se uno ha ragione, ce l?avrà anche in appello».
L?on. Luigino Vascon, della Lega nord, non ci sta proprio a salire sul banco degli imputati e spara a palle incatenate contro le associazioni dei consumatori. «Questi qui fanno della pura demagogia – attacca – e si permettono di contestare una decisione del Parlamento senza spiegarne il contenuto. Invece di ragliare accuse nei nostri confronti, queste associazioni farebbero bene ad appoggiare iniziative di sostegno per i prodotti italiani».

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