Fu “inghiottito“ da un viadotto
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fonte:
- La Nazione
Fu “inghiottito“ da un viadotto
E` iniziato al Tribunale di Porretta Terme il processo a carico della Società Autostrade, imputata di omicidio colposo, a seguito della morte Diego Cianti, precipitato il 26 settembre 1998 da un viadotto dell`Autosole a Quecia di Setta, mentre cercava di allontanarsi da un incidente che lo aveva coinvolto. Il giovane, nella convinzione di trovare scampo dai veicoli che sopraggiungevano a forte velocità, scavalcò il guard rail fra i due ponti ma, invece di un luogo dove ripararsi, trovò il vuoto e precipitò schiantandosi nel sottostante terrapieno, dopo un volo di molti metri. Gli accusatori (il padre e la madre del ragazzo, che al momento della morte aveva 24 anni, e il fratello Andrea) addebitano alla società che gestisce l`A1 la colpa di non aver messo in atto le misure idonee per evitare l`incidente che è costato la vita al giovane Diego.
Il dibattito ha avuto inizio con la domanda dell`Associazione Italiana Vittime delle Strade, rappresentata dall`avvocato Luigi Castellani, di poter intervenire nel processo e con la richiesta dell`associazione Codacons, rappresentata dall`avvocato Antonella Saporito, di costituirsi parte civile. Le due richieste hanno trovato l`opposizione del collegio dei difensori della Società Autostrade, i quali hanno rilevato una serie di eccezioni procedurali. In particolare l`Associazione Italiana Vittime della Strada, hanno rilevato i difensori, è sorta nel 2000 e quindi, in ossequio alle disposizioni legali in materia, non ha titolo a partecipare a un dibattito relativo ad un avvenimento che risale al 1998. Per la richiesta della Codacons è stata evidenziata una incongruenza essendo l`associazione nata per la difesa dei consumatori, quindi con un interesse costitutivo non del tutto in linea con quello in oggetto. Dopo una lunga sospensione per l`esame delle eccezioni, il giudice si è pronunciato per l`accettazione della richiesta avanzata dalla Codacons di costituirsi parte civile e la ricusazione invece della domanda dell`Associazione Italiana Vittime della Strada. Dopo questi preliminari, il dibattimento ha potuto aver inizio con le deposizioni dei numerosi testimoni che non si possono esaurire in una sola seduta. All`apertura del dibattito processuale erano presenti il padre e la madre di Diego, Sergio Cianti e Gina Fauci e il fratello Andrea, con il loro legale, l`avvocato Simone Zani. Il legale ha voluto precisare che alla base della loro azione legale c`è la violazione, da parte della Società autostrade, degli articoli 2 e 14 del nuovo Codice della Strada che dettano le norme per la sicurezza delle strade.
Il fatto risale alla notte tra il 25 e il 26 settembre del 1998: Diego Cianti insieme a due amici si mette in viaggio da Firenze per Monaco; méta, l`Oktoberfest. Passa mezz`ora – arrivati sul viadotto Quercia Setta, sull`Autostrada del Sole in direzione di Bologna – la Y10 perde aderenza e sbanda, facendo due testacoda e fermandosi contro il guard rail. A parte qualche ammaccatura sulla fiancata e tanto spavento non ci sono conseguenze per gli occupanti, tutti illesi. L`auto però rimane ferma sulla corsia di sorpasso, girata in direzione opposta al senso di marcia, una situazione potenzialmente pericolosissima, inoltre non ne vuole sapere di ripartire. I tre ragazzi scendono, facendo attenzione a non farsi investire dai veicoli che arrivano a forte velocità. Diego decide di rientrare in macchina per prendere il cellulare, scegliendo il lato destro, da dove non passano le macchine e i tir. Una decisione fatale: Diego scompare nel vuoto, per sempre.
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