22 Febbraio 2003

L?inflazione frena e torna al 2,7 per cento

La riduzione dei prodotti farmaceutici (-3,7% su tutto il territorio nazionale) ha controbilanciato gli aumenti della benzina

L?inflazione frena e torna al 2,7 per cento

Grazie al calo dei farmaci, prima riduzione in otto mesi. Ma i consumatori polemizzano



ROMA ? Per la prima volta in otto mesi cala l?inflazione che a febbraio può finalmente contare sull`effetto della diminuzione dei farmaci (-3,7% su tutto il territorio nazionale), ed erroneamente computato a gennaio. Una diminuzione che si rivela preziosa, anche per controbilanciare le fiammate dei prezzi petroliferi che hanno finito col riflettersi sui trasporti e quindi su tutta l?economia. Se a livello tendenziale l`inflazione arretra al 2,7% rispetto al 2,8% registrato il mese scorso, su base congiunturale l`aumento si è limitato allo 0,2%, lo scalino più basso di quelli previsti dagli analisti. «Non siamo di fronte a tassi inflazionisti così preoccupanti come da qualche parte si vuole fare credere – è stato il commento a caldo di Marzano – soprattutto in un momento come questo caratterizzato dal caro greggio. Questo è un paese che dipende dal petrolio, ha ricordato il ministro delle Attività Produttive a Salonicco per il vertice dei ministri Ue dell`energia, spiegando che l`indice dei prezzi sconta anche l`impennata dei prodotti petroliferi legate alle incertezze in Medio Oriente. La «querelle» sulle voci che compondono il paniere dell?Istat non si spegne. «L`inflazione scende al 2,7% ma – si è chiesta l?Intesa dei consumatori – sono affidabili i dati con gli attuali vertici Istat?». Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori fanno infatti notare che «molti farmaci passati nella fascia a pagamento, e quindi a carico dei cittadini, hanno anche subito pesanti aumenti di prezzo, dal 10% al 100%, con picchi addirittura del 200%». Tali circostanze portano l`Intesa a chiedere controlli minuziosi sugli ultimi dati calcolati dall`Istat.
Se il calo dell?inflazione per l?Isae «dovrebbe proseguire nei prossimi mesi», Confindustria valuta positivamente il dato mensile, che ritiene una conferma delle aspettative di raffreddamento, ma avverte di fare attenzione ai contratti, prima di tutto quello del pubblico impiego, che potrebbero generare una ripresa della corsa inflattiva. A margine del convegno dell`Unione Industriali sulla Riforma dei diritto societario, il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi, ha detto di attendersi «che all`inizio dell`anno si sarebbe interrotto un trend inflazionistico che derivava soprattutto dalla tensione dell`euro. Finita questa, il raffreddamento era prevedibile, ed i dati sull`inflazione di questo mese vanno in quella direzione.È chiaro che il futuro è soggetto ai prezzi del petrolio. Se la crisi del Golfo si risolvesse in tempi rapidi potremmo avere un raffreddamento dell`inflazione più consistente». Sullo sfondo restano però i contratti. «Abbiamo sempre detto – ha precisato Parisi – che sarebbe stato sbagliato inseguire un`inflazione che sapevamo essere in discesa. I contratti prevedono il recupero dell`inflazione del 2002 ed il dato del 2,8, relativo al 2002, sarà recuperato nel differenziale dei contratti». I sindacati mantengono però la guardia alta. «Se è un dato reale, dopo l`incidente di tre giorni fa – ha commentato il segretario della Cisl Bonanni – è sempre meglio avere uno 0,1% in meno che in più. Ma siamo sempre troppo alti e da troppi mesi.È un dato che si è assestato negativamente che deve indurre il governo alla gestione della politica dei redditi che finora non è stata fatta. Il governo deve decidersi su tariffe e prezzi e non deve più fiancheggiare le assicurazioni». Per Marigia Maolucci, segretario confederale della Cgil, il calo dell`inflazione al 2,7% di febbraio dal 2,8% di gennaio «non cambia di moltissimo le cose mentre andrebbe bene un dato dal 2,2% in giù. Il dato negativo è che su questa inflazione non dovrebbe più pesare il changeover, e quindi in realtà dovrebbe essere almeno al 2,2%». In realtà, l?incremento del 2,7 calcolato ieri difficilmente potrà ulteriormente scendere quando il dato di febbraio verrà ufficializzato dall`Istat che prevede di diffondere il 3 marzo la stima provvisoria e il 13 la percentuale definitiva. Secondo gli analisti si tratta di un 2,7% «pieno», che potrebbe essere limato solo in presenza di fattori eccezionali, e pertanto altamente improbabili, nelle città non rilevate ieri. In ogni caso, il calo di febbraio, che porta l`inflazione a livelli di ottobre, dovrebbe essere seguito da ulteriori diminuzioni.

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