LA STORIA
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fonte:
- La Nuova Sardegna
SASSARI. Il caso è esploso ai primi di dicembre, quando si diffuse la notizia che la Prolat, azienda leader nella della commercializzazione del pecorino, stava tentando la scalata alla Siinos. Società che, oltre a gestire un servizio di fondamentale importanza come quello dell`acqua, era stata appena rimessa in sesto e si stava candidando al ruolo di capofila nel piano acque regionale, oltre che preparando a diventare una multiutility per fare soldi in diversi settori; una spa di proprietà del Comune per il 99% e della Zir per il restante 1%, che non poteva non far gola.
La Prolat ha dimostrato di seguire con attenzione la fase di ricapitalizzazione decisa per appianare le perdite e rilanciare il bilancio nel febbraio dello scorso anno e ha giocato pesante con un versamento di 500.000 euro: una cifra troppo levata, per non pensare che si trattasse di un`operazione fondata su basi solide seppur appesa al filo di una decisione del giudice.
Immediata la reazione a livello politico. Il sindaco, chiamato dall`opposizione a riferire sull`argomento, ha ostentato sicurezza bacchettando gli scettici: «La Prolat ha intentato una causa temeraria. La legge parla chiaro, le quote della Siinos possono essere cedute a privati solo mediante procedure di evidenza pubblica. Inoltre, il Comune ha fatto tutto quello che doveva fare e dal punto di vista contabile non abbiamo nulla da temere. Su come la Prolat abbia potuto seguire la vicenda e tentare di inserirsi, non dovete chiederlo a me, io so solo che si tratta di atti pubblici consultabili da chiunque. Credo comunque che tutto si risolverà solo con un notevole fastidio per la nostra attività amministrativa: la Prolat ha cercato solo di pescare il jolly, ma in un mazzo dove non esiste. In questa vicenda, non si può assolutamente parlare di superficialità del Comune». Pochi giorni dopo, primo round davanti al giudice Maura Nardin incaricata di dirimere la controversia; la legge imponeva un tentativo di far conciliare le parti, andato a vuoto, dopo alcuni rinvii, all`inizio di gennaio. Il rappresentante della Prolat in giudizio, professor Gabriele Racugno, e il sindaco Nanni Campus si sono scontrati duramente finché il giudice, vista l`impossibilità di raggiungere l`accordo ha abbandonato il tentativo e dato l`appuntamento per la discussione. Il 27 gennaio le parti hanno depositato pareri e memorie poi esposero verbalmente le rispettive ragioni, ma il giudice ha preso ancora qualche giorno per decidere.
Il 4 febbraio è esplosa la bomba: la Prolat, se stava cercando di pescare il jolly dal mazzo, almeno per il momento lo ha trovato. Immediate le ripercussioni, soprattutto a Palazzo Ducale. Il sindaco non ha rilasciato alcun commento e ha parlato in maniera ufficiale per la prima volta soltanto ieri pomeriggio. Su di lui, nel frattempo, si sono abbattuti diversi strali a cominciare da quelli dell`opposizione che se non formalmente, nella sostanza hanno chiesto le dimissioni del primo cittadino. Rapporti difficili anche con Antonio Diaz, presidente della Siinos, che subito dopo la decisione del giudice ha parlato in maniera chiara e ha addossato sull`amministrazione comunale la responsabilità del pasticcio: «Io avevo messo in guardia l`amministrazione comunale sul pericolo che avrebbe corso se non avesse coperto i debiti della società nei tempi previsti. L`8 aprile del 2002 abbiamo inviato una lettera al sindaco, al presidente della Zir, al direttore generale del Comune, Pagliazzo, al dirigente della Ragioneria del Comune, Stangoni. Alla lettera abbiamo allegato anche la copia del verbale dell`assemblea della Siinos del 19 febbraio 2002. La sostanza di quella mia lettera era espresso chiaramente: il diritto di opzione dovrà essere esercitato dai soci (Comune e Zir) entro 150 giorni dall`iscrizione della presente delibera nel registro delle imprese. Non ho avuto alcuna risposta, mi aspettavo almeno la comunicazione del versamento ma così non è avvenuto; e il giudice ha dato ragione alla Prolat».
Durissimo anche l`atteggiamento del Codacons e della Federconsumatori, che hanno inviato una lettera all`amministrazione comunale nella quale si annunciano possibili azioni pubbliche e legali, con un esposto alla Corte dei Conti, nel caso in cui venissero ravvisate «violazioni di legge in dispregio dell`interesse della collettività e danni all`erario».
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