8 Febbraio 2003

Rc-auto, ricorsi più difficili

Rc-auto, ricorsi più difficili

Contro le sentenze dei giudici di pace si potrà fare appello




Per bloccare, di fatto, i ricorsi dei consumatori contro gli aumenti delle polizze Rc auto, si sceglie una strada indiretta, machiavellica, tanto sottile che le associazioni consumatori ci mettono alcune ore per capire che cosa stia accadendo. Quando le cose si chiariscono la reazione è violenta: «Per sottrarre a 18 milioni di cittadini i diritti al risarcimento contro gli aumenti selvaggi dell?Rc auto ? rileva una nota di Intesa consumatori ? è un atto di inaudita gravità e di inusitata arroganza». Sulla stessa linea anche la Coalizione dei consumatori, mentre Intesa preannuncia pubblica gogna per chi dovesse votare il provvedimento in Parlamento: «Faremo il nome di deputati e senatori che lo dovessero approvare». A scanso di equivoci i parlamentari hanno già dato vita a un comitato di difesa dei consumatori, prime adesioni, bipartisan, Giorgio Bonacin (An) che ne è il promotore, e Graziano Mazzarello (Ds).
Come si è consumato il blitz? Il decreto non era nemmeno all?ordine del giorno, è stato aggiunto giovedì sera. Ma era nell?aria. Si pensava a un passaggio delle cause dal giudice di pace al tribunale, bloccando i ricorsi. Ma l?escamotage individuato dal governo è più sottile. Il giudice di pace resta il titolare delle cause, anzi, con potere di decidere «secondo equità» per importi maggiori di prima, fino a 1100 euro. Attenzione alle parole «secondo equità». Il criterio di «equità» è quello che permette al giudice di emettere una sentenza che è impugnabile solo in Cassazione. Sveltisce i procedimenti e dà al magistrato ampia discrezionalità. Qui il governo ha dato scacco.
Il decreto legge approvato ieri, infatti, «esclude dal novero delle cause decise secondo equità quelle relative ai cosiddetti contratti di massa (cioè quelli conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali)». E? chiaro come le polizze assicurative e i contratti per i servizi (telefono, luce, acqua, gas), rientrino fra i contratti di massa, o meglio sarebbe «di adesione». Queste cause, dice il decreto che modifica l?articolo 113 del Codice di procedura civile, «dovranno essere in ogni caso decise dallo stesso giudice di pace secondo diritto».
Il cambio di criterio si porta dietro che la sentenza diviene appellabile in tribunale e poi in Cassazione e, soprattutto, che il giudice di pace ha l?obbligo di ricostruire, in punta di diritto, ogni passaggio che porta alla sentenza. La reintroduzione dei tre gradi di giudizio allunga i tempi per ottenere giustizia (anche se Berlusconi dice che la norma «dovrebbe snellire molti processi») ed eleva i costi con l?obbligo, per il consumatore di prendere un avvocato (cosa che il criterio «di equità» di fatto evitava). Risultato: fare i ricorsi sarà molto, molto più difficile.

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