«Rimborsi Rc auto, accordo impossibile»
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fonte:
- Il Messaggero
«Rimborsi Rc auto, accordo impossibile»
Marzano ammette il fallimento dell?incontro tra compagnie e consumatori
ROMA ? Si è aperto e chiuso con un nulla di fatto il tavolo tra compagnie assicurative e consumatori per trovare una soluzione alla vicenda dei rimborsi dell? Rc auto agli assicurati delle diciotto compagnie multate dall?Antitrust. Il ministro Antonio Marzano, che aveva convocato le parti alle Attività produttive, ha dovuto constatare che un accordo «è allo stato delle cose impossibile». La distanza delle posizioni è tale da non lasciar spazio a nessun tentativo di mediazione. Così, «resta tutto come prima». Fabio Cerchiai, presidente dell?Ania (l?associazione che rappresenta del compagnie) non vuole neppur sentire parlare di danno per gli assicurati. «Non c?è arroganza né muro contro muro. L?impossibilità a sedersi a un tavolo negoziale sui pretesi rimborsi discende dalla consapevolezza delle compagnie interessate che non è mai esistito nessun cartello dei prezzi, perchè le tariffe delle compagnie sono sempre state differenziate». Le assicurazioni hanno pagato 700 miliardi di vecchie lire per quello scambio di informazioni che ha violato le regole della concorrenza, e quindi sono a posto, dice Cerchiai. «E? come se si fosse attraversato un incrocio con il semaforo rosso, senza però aver provocato danno ad alcuno, e oltre alla multa già pagata si pretendesse anche un risarcimento di un danno che non c?è stato».
A quei 700 miliardi pagati nel 2000 fanno proprio riferimento i senatori diessini Manconi e Chiusoli, membri della commissione Industria, che hanno sentito qualche giorno fa Cerchiai e poi il presidente dell?Isvap Giancarlo Giannini. Stigmatizzano che il governo abbia deciso di utilizzarli per coprire la defiscalizazione della benzina, invece di girarli agli assicurati con una riduzione delle tasse sulle assicurazioni come aveva programmato l?ex ministro Letta. Ora su questa questione dei rimborsi «il governo non può limitarsi a fare il semplice notaio».
E sempre agli stessi 700 miliardi di vecchie lire starebbero pensando le compagnie per chiudere questa vicenda. Con quei soldi potrebbero venire risarciti gli assicurati. Ci vorrebbe poi un provvedimento del governo per disinnescare per sempre la mina del pregresso, sulla falsariga di quanto avvenne per l?anatocismo, la pratica seguita dalle banche di calcolare gli trimestralmente gli interessi sui prestiti e annualmente quelli sui depositi. Fu il governo D?Alema a sancire che interessi attivi e passivi dovevano avere lo stesso periodo di capitalizzazione, ma che per il passato la partita era chiusa. Allora si parlò di decreto salvabanche, ora l?Ania punta ad un decreto salvaassicurazioni.
Ieri mattina, dall?altra parte del tavolo, c?erano quattordici associazioni dei consumatori che hanno insistito sul diritto degli assicurati ad essere risarciti per i rincari dei premi degli anni ?95-2000. Anche se il fronte è tutt?altro che compatto. Se Adusbef, Fedeconsumatori, Adoc e Codacons insistono con la linea dura, confermano la manifestazione del 3 febbraio, chiedono le dimissioni di Giannini e parlano di 4 milioni di moduli già scaricati dal web per far causa alle compagnie, di 300 mila ricorsi ai giudici di pace già pronti, e di 1000 cause già vinte, c?è chi come Adiconsum chiede che «il diritto al rimborso sia garantito con uno sconto delle polizze». E ieri, al ministero, Altroconsumo ha proposto un collegio arbitrale formato da esperti scelti dalle parti, «per decidere se ci sia stato o meno un danno per i consumatori». Ipotesi caduta subito, sul no dell?Ania. Non ci sono altre riunioni convocate. Eppure l?interesse a risolvere questa questione fuori dai tribunali è di tutti. Le compagnie temono gli effetti dei rimborsi a valanga sui loro bilanci. I consumatori vedrebbero riconosciuto il diritto degli assicurati ad un risarcimento magari attraverso benefici sui prossimi premi. Novità quindi potrebbero arrivare nei prossimi giorni.
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