29 Gennaio 2003

La battaglia dell`inflazione

La battaglia dell`inflazione

Il nuovo paniere dell`Istat non soddisfa i consumatori. Salgono i prezzi in gennaio

Scontro sull`Rc auto Il peso dell`assicurazione cresce fino allo 0,4% del paniere. Per l`Intesa consumatori dovrebbe essere 10 volte tanto.
+2,7% su base annua, ma non è una diminuzione


Fuoco e fiamme. La pubblicazione dei dati sull`inflazione è ormai diventata occasione fissa per uno scontro quasi fisico tra diversi istituti di statistica (Eurispes contro Istat, per esempio), governo e opposizione, associazioni di consumatori (tra di loro e con l`Istat). Ma ieri il caos ha superato il livello di guardia. Per due motivi: sono stati resi noti i dati provenienti dalle città campione (che però dipendono dai comuni capoluogo) ed è stato presentato il nuovo paniere di beni che l`Istat prende in cosniderazione per dare un ordine alle sue ricerche. I dati sull`inflazione nelle città erano stati però raccolti secondo i nuovi criteri, cosicché per diverse ore c`è chi ha fatto confusione tra i prezzi reali cresciuti o diminuiti secondo i nuovi criteri, e il mutamento di peso delle singole voci all`interno del paniere.


Partiamo dal nuovo paniere. 21 prodotti ne escono, 34 vi entrano, raccogliendo in parte – ma è inevitabile, parlando di statistiche – le modificazioni avvenute nei comportamenti di spesa degli italiani. Arrivano i dvd e la pizza al taglio (un po` in ritardo, davvero), escono la farina di granturco, il petto di pollo e simili. Soprattutto, però, cambiano i «pesi» relativi. La novità più grossa riguarda l`Rc auto, e qui si può aprire un siparietto su come funziona la statistica. Per l`Istat il peso aumenta del 34% (dallo 0,30% allo 0,40% del totale); per le associazioni dei consumatori è una presa ingiro, perché una polizza media di 750 euro pesa per il 5% su un reddito medio annuo di 15.000 euro. A seguire: cresce l`importanza statistica di abbigliamento e calzature (+5,5%), alberghi e ristoranti 8+5,4), servizi sanitari (+2,2), ecc. Diminuiscono quelli di mobili e servizi per la casa (-3,4%), spettacoli e cultura, comunicazioni.


Protestano i consumatori, dicevamo («nessun cambiamento di rilievo», «non sono state tenute in nessuna considerazione le nostre proposte»), mentre l`Istat afferma di averli valutati, puntando però il dito sulla necessità di nuovi finanziamenti per migliorare i rilevamenti (attualmente fatti dai vigili urbani). Replica l`Intesa dei consumatori (Adusbef, Adoc,Codacons e Federcomsumatori): «Il nuovo paniere è ancora molto distante dalla realtà degli acquisti dei cittadini italiani. Banche, poste, tariffe e altre spese quotidiane non trovano il giusto peso». Antonio Fazio, governatore di Bankitalia, aveva l`altro giorno rilevato come l`inflazione ufficialmente rilevata fosse distante da quella «percepita», e a molti era parsa una critica diretta all`Istat. Su questo attacca oggi anche l`Eurispes (istituto di ricerca privato), accusandola di «poco coraggio». Insomma: tutti contro tutti, delegittimazione in agguato e Istat costretta a ricordare che «bisogna apprezzare la tradizione come forza dell`esperienza, anche se sappiamo che ci sono molte occasioni di miglioramento delle metodologie». Il ministro Marzano difende le ultime scelte, parlando di «paniere che si sta avvicinando alla realtà del paese». E tanto basta all`Adusbef per sospettare «incontri sottobanco tra il presidente dell`Istat Biggeri e Berlusconi; non vorremmo che si ancora di più si fosse addomesticata la statistica».


Non aiutano la chiarezza i dati delle città campione: in media, a gennaio, i prezzi sono cresciuti dello 0,3%. Su base annua, viene fatto rilevare, equivale a una crescita del 2,7% rispetto a gennaio dello scorso anno (la differenza tra il dicembre 2002 e quello del 2001 era invece del 2,8%). Tanto basta per far gridare al «calo dell`inflazione». La Confesercenti vi vede la prova dell`innocenza dei commercianti e chiede una «certificazione europea» che la confermi; l`Adusbef, tramite il segretario Lannutti, parla di «dati inspiegabili e lontani dalla realtà».

Un`analisi più seria richiederebbe qualche cautela in più. Uno 0,3% in più in un solo mese, infatti, significa un incremento serio del trend inflazionistico (proiettato su tutto l`anno in corso produrrebbe un +3,6%). La differenza rispetto al dato di dicembre (+2,7 su base annua) è spiegabilissima con la particolare dinamica dell`inflazione nello scorso anno, specialmente in gennaio – quando veniva registrato un +0,4-0,5% dovuto al changeover, alla partenza dell`euro. Allora, insomma, si registrò un balzo dell`inflazione tale da far sembrare meno alto quello presente.

A giocare con i numeretti e le differenze, però, non ci stanno troppo i sindacati. Persino Savino Pezzotta, il segretario generale della Cisl cofirmatario del «patto per l`Italia», chiede «di non tener conto dell`inflazione programmata dal governo»; per carità, «senza superare l`inflazione reale», anzi «magari stando un attimo al di sotto» (invidiabile punto di partenza per una trattativa al ribasso). Più diretto Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom piemontese: «E` chiaro che per i salari c`è il danno e la beffa: si perde potere d`acquisto e tale perdita non viene neppure fino in fondo registrata. Ci comincia a venire il dubbio che i 135 euro chiesti per il contratto dei metalmeccanici siano pochi».

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