Saldi, pochi affari e molti bluff
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fonte:
- Il Messaggero
Memori delle sollecitazioni delle varie associazioni, molti consumatori si sono divertiti a prendere nota dei prezzi praticati prima di Natale; salvo poi confrontarli con quelli applicati dopo il 10 gennaio. Ebbene, si è scoperto che alcuni negozi, una volta cominciati i saldi, hanno “gonfiato“ i prezzi iniziali. Alcuni esempi raccolti dal Codacons Umbria. A dicembre, in un negozio di Perugia, è stato notato un pullover “quotato“ 80 euro. A gennaio, lo stesso capo è stato offerto in vendita con lo sconto del 30% con la differenza che nel cartellino il prezzo iniziale era stato ritoccato di 20 euro. Discorso simile per un cappotto venduto un mese fa a 70 euro e offerto a saldo, con tanto di percentuale di sconto, sempre a 70 euro. È bene chiarire che, come nel caso delle speculazioni da euro, si tratta di casi-limite. Eccezioni che, però, finiscono per alimentare un clima che tra commercianti e clienti appare già teso.
In altri casi, gli affari sono stati frenati da occasioni poco chiare. «I clienti lamentano la presenza di cartellini confusi – dicono all?Adiconsum Umbria – nei quali non compare la percentuale di sconto ma solo il prezzo finale». Qualche perplessità anche sugli sconti applicati ai capi di valore che è possibile pagare a rate. «Sulle pellicce, ad esempio, vengono fatte campagne incentrate su pagamento rateale e sconto del 30%. Il cliente che paga in contanti, però, pretende uno sconto superiore». A disorientare i consumatori ci sono anche i “prezzi civetta“. Una pratica con la quale i negozianti collocano in vetrina un capo o un paio di scarpe a un prezzo scontato fino al 50%. Poi, però, si scopre che solo quel capo esposto costa così poco; gli altri hanno riduzioni molto più contenute. «Abbiamo ricevuto diverse indicazioni in questo senso – fa notare Angelo Garofalo, presidente Adoc Umbria – riferite ad esempio a calzature dalla misura molto bassa per le quali è francamente difficile trovare il piede giusto». In questi casi, infatti, le taglie più “popolari“ vengono scontate al massimo del 15%. «Va comunque detto che le proteste sui saldi non sono una questione solo umbra; anche a Roma riceviamo la stessa percentuale di proteste».
È tempo di cambiare. L?andamento non entusiasmante dei saldi spinge gli stessi operatori a pensare a modificare qualcosa per il futuro. «A parte il buon andamento dei primi giorni – sostiene Francesco Filippetti, segretario regionale Confesercenti Umbria – la situazione è andata scemando. Solo nell?Alta Valle del Tevere si registra lo stesso volume di vendite del 2002. Così come sono, i saldi non stanno dando i risultati sperati e per questo stiamo valutando alcune ipotesi per il futuro. Compresa quella al vaglio del Governo e che prevede la liberalizzazione di vendite e sconti, per tutto l?anno, a partire dal 2004».
Intanto, sul fronte prezzi scende in campo anche Stefano Vinti, capogruppo Prc in consiglio regionale, che propone di allargare il patto regionale anti-inflazione a produttori e trasportatori. «Nonostante l?accordo – ammonisce Vinti – il 2003 si è avviato con nuovi aumenti dei prezzi al consumo».
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